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venerdì 19 settembre 2025

La solidificazione delle lave basaltiche - Contiene Video

Le lave basaltiche possono, solidificando, portare a molteplici strutture a seconda della velocità con cui si raffreddano e delle caratteristiche dell'ambiente:
Lave a corda, dette anche Pahoehoe (ossia "pietre su cui si può camminare") dalle popolazioni hawaiane. Si tratta di lave molto basaltiche che scorrono a fiumi, uno strato sopra l'altro. Il più superficiale solidifica, mentre i sottostanti, scorrendo, lo incurvano. Solidificando, sono responsabili della forma dei cosiddetti vulcani a scudo.
Lava a corde - Etna - Italy
Lava a corde Hawaii
Lava a corde in formazione - Hawaii

Blocchi coriacei, detti anche lava AA (ossia "pietre su cui non si può camminare") dalle popolazioni hawaiane. Si tratta di lave basiche, ma meno rispetto a quelle a corda. Lo strato che raffreddando solidifica è più spesso e quelli sottostanti invece di incurvarlo lo spezzano.
Lava AA - Hawaii
Basalti colonnari, quando magmi basaltici, solidificando in condizioni ipoabissali, formano ampi prismi colonnari per contrazione termica della massa raffreddata, come quelli presenti in Islanda, nell'Irlanda del Nord, nei "neck" vulcanici portati allo scoperto dall'erosione nell'Hoggar, in Sardegna, in Sicilia (Gole dell'Alcantara) e nel Veneto (come nella cava di Montecchio Maggiore).
Giant's Causeway
Lave a cuscino (pillow-lavas), quando la lava fuoriesce a grandi profondità nel mare, raffredda velocemente, ma i gas sgorgano liberandosi molto lentamente.
Pillow Lava in formazione

giovedì 21 agosto 2025

Breve Lezione di Scienze della Terra: Le Rocce, ignee, sedimentarie e metamorfiche - (in Breve)

Le Rocce sono aggregati naturali formati da uno o più minerali, costituiscono la litosfera, in base alla loro genesi vengono divise in tre categorie principali: Rocce ignee, sedimentarie e metamorfiche.

Le Rocce Ignee (Igneous Rock) derivano dal raffreddamento con successiva solidificazione dei magmi, vengono divise in Rocce ignee intrusive o plutoniche se il processo di litogenesi avviene all'interno della litosfera e Rocce ignee effusive o vulcaniche se la litogenesi avviene sulla superficie terrestre. Esempio classico per le rocce ignee intrusive sono i graniti mentre per le rocce ignee effusive sono i basalti;
Elenco di Rocce magmatiche intrusive ed effusive
Le Rocce Sedimentarie (Sedimentary Rock)
Possono essere formate da clasti provenienti dall'erosione e alterazione di rocce preesistenti dando origine alle Rocce Sedimentarie Clastiche come le Arenarie ed i Conglomerati; per via chimica da soluzioni saline ipersature si hanno le Rocce Sedimentarie Chimiche come il Gesso; per l’accumulo di resti organici si hanno le Rocce Sedimentarie Organogene come i Calcari conchigliferi e le Farine fossili.
Arenarie multicolore di Danxia - Cina
Le Rocce Metamorfiche (Metamorphic Rocks)
Sono originate da preesistenti rocce sia ignee che sedimentarie (ed anche metamorfiche) attraverso trasformazioni mineralogiche e strutturali dovuti al notevole innalzamento della pressione litostatica e della temperatura a cui vengono sottoposte dalla dinamica delle placche tettoniche.
Varie fasi del Metamorfismo del Basalto

domenica 17 agosto 2025

Breve Lezione di Scienze della Terra - La Classificazione dei Vulcani (Eruzioni Vulcaniche)

In base alle caratteristiche delle loro eruzioni i vulcani sono classificati in quattro tipi principali: hawaiano, stromboliano, vulcaniano e peleano (tab. 14.1). Questa classificazione, proposta dal geologo francese A. Lacroix (1867-1948), pone a un estremo i vulcani che si caratterizzano per eruzioni di tipo effusivo (vulcani di tipo hawaiano) e all'altro quelli le cui eruzioni sono di tipo esplosivo (vulcani di tipo peleano); altri tipi di vulcani presentano eruzioni con caratteristiche intermedie, che, tuttavia, non sempre si prestano a una classificazione netta.
Vulcani di tipo hawaiano
Rappresentanti di questo tipo sono i vulcani delle isole Hawaii, caratterizzati da tranquille effusioni di lave, senza forti scosse o esplosioni. Fuoriuscendo dai condotti, le lave, molto fluide, sono in grado di scorrere per chilometri in larghe colate, anche di modesto spessore, sui fianchi dei vulcani, che risultano perciò molto estesi, arrotondati e con versanti poco inclinati, tanto da essere chiamati vulcani a scudo, per le grandi dimensioni della loro base. I gas contenuti nella lava vengono liberati in modo tranquillo, prima che essa solidifichi e si fermi, per cui la superficie dellacolata lavica si presenta liscia, ricoperta da un sottile strato di vetro vulcanico e prende il nome di pahoehoe (termine che in hawaiano significa "dove si può camminare a piedi nudi").
Vulcani di tipo islandese
Sono chiamati anche vulcani fissurali poiché le eruzioni avvengono attraverso lunghe fenditure e non da un cratere circolare. Le colate, alimentate da magmi basici ed ultrabasici, tendono a formare degli altopiani basaltici (platéaux basaltici). Al termine di un'eruzione fissurale (o lineare), la fessura eruttiva può sparire perché ricoperta dalla lava fuoriuscita e solidificata, fino a che non riappare alla successiva eruzione. Gli esempi più caratteristici si trovano in Islanda, da cui la particolare denominazione del tipo; un ottimo esempio di eruzione di vulcano islandese è quella del Laki del 1783, una delle più famose eruzioni vulcaniche della storia europea.

Vulcani di tipo stromboliano
Così chiamati dal vulcano Stromboli, nelle isole Eolie, emettono magma discretamente fluido, che cristallizza in parte durante la risalita nei condotti, e l'attività vulcanica si riduce al lancio di frammenti di lava semiconsolidati, dettiproietti vulcanici. Le eruzioni di tipo stromboliano sono moderatamente e regolarmente esplosive e il "tappo" di lava solidificata che si può formare all'interno del condotto vulcanico viene continuamente rimosso senza grosse deflagrazioni; esse si contraddistinguono, inoltre, per l'alternanza irregolare, anche in una stessa eruzione, di effusioni laviche e di lancio di proietti, che origina edifici vulcanici, chiamati strato-vulcani, caratterizzati appunto dalla stratificazione di colate laviche solidificate e materiali piroclastici.
Vulcani di tipo vulcaniano
Anak Krakatau in eruzione vulcaniana, 23. Novembre 2007. Notate le bombe ed i blocchi tutt'attorno alla nube di cenere. Foto Marco Fulle. Dal sito: Stromboli on line
Il nome deriva dall'isola di Vulcano, nelle Eolie. Questi vulcani producono eruzioni esplosive molto violente, che possono arrivare a distruggere lo stesso cono da cui si sviluppano. Le emissioni sono costituite da lave molto viscose, ricche di grandi quantità di gas. Nei periodi di quiescenza fra un'eruzione e l'altra, la lava solidifica, formando una specie di "tappo" che ostruisce il condotto: ciò porta a un aumento della pressione dei gas e a violente esplosioni durante l'eruzione successiva, con emissione di scorie solide derivanti dalla rottura del "tappo" di lava; inoltre, si originano enormi nubi a forma di fungo, ricche di ceneri.
Vulcani di tipo vesuviano (o sub-pliniano) 


Dal nome del vulcano Vesuvio, è simile al tipo vulcaniano ma con la differenza che l'esplosione iniziale è tremendamente violenta tanto da svuotare gran parte della camera magmatica: il magma allora risale dalle zone profonde ad alte velocità fino ad uscire dal cratere e dissolversi in minuscole goccioline. Quando questo tipo di eruzione raggiunge il suo aspetto più violento viene chiamata eruzione pliniana (in onore di Plinio il Giovane che per primo ne descrisse lo svolgimento, nel 79 d.C.)


Vulcani di tipo peleano
Il nome deriva dal vulcano Pelée, in Martinica, protagonista di una violentissima eruzione nel 1902. Nei vulcani peleani, l'eruzione vera e propria, di tipo esplosivo, avviene in senso orizzontale, al di sotto di un "tappo" formatosi per solidificazione, nel condotto vulcanico, di un magma molto acido e dunque estremamente viscoso. Talvolta il magma è così viscoso che forma all'interno del condotto una sorta di "spina" solida, che viene lentamente spinta fuori e origina delle protrusioni solide che possono emergere dal cratere per parecchi metri.
Nel 1902 il condotto del vulcano Pelée era ostruito da un grande tappo di lava solidificata, che fu estruso sotto forma di un'alta colonna di roccia, dalla cui base uscì una nube ardente, che rotolò lungo i versanti del vulcano e rase al suolo la città di St. Pierre.
Testo tratto da Wikipedia e Sapere.it
Foto e immagini reperite in rete.

domenica 13 ottobre 2024

Breve Lezione sul Rischio Vulcanico - Indice di esplosività vulcanica - Volcanic Explosivity Index (VEI)


L'indice di esplosività vulcanica, in lingua inglese Volcanic Explosivity Index (VEI) venne concepito da Chris Newhall dell'U.S. Geological Survey e Steve Self presso l'University of Hawaii nel 1982 per fornire una misura relativa della capacità esplosiva di una eruzione vulcanica.
Un vulcano, durante i periodi di attività, può raggiungere solo determinati gradi di eruzione che vengono determinati in base al tipo di magma, alla quantità dell'insieme dei prodotti eruttati (tefra), alla sua posizione, alla sua precedente storia eruttiva, alla sua grandezza e altri parametri.
Ogni vulcano può essere pertanto definito anche in base al maggior grado di attività eruttiva che può raggiungere.

Queste sono alcune delle zone in cui potrebbe avvenire un evento vulcanico VEI-8 nel prossimo futuro.

Mount Aniakchak, Alaska, Stati Uniti d'America
Aso, Kyūshū, Giappone
Kikai Caldera, Ryūkyū, Giappone
Long Valley Caldera, California, Stati Uniti d'America
Monte Mazama, Oregon, Stati Uniti d'America (ora Lago Crater)
Lago Taupo, Isola del Nord, Nuova Zelanda
Lago Toba, Sumatra, Indonesia
Valle Grande, Nuovo Messico, Stati Uniti d'America
Monte Warning, Nuovo Galles del Sud, Australia
Caldera di Yellowstone, Wyoming, Stati Uniti d'America
Campi Flegrei, Campania, Italia

mercoledì 2 ottobre 2024

Geologia - Il Basalto colonnare

Giant's Causeway ("Selciato del Gigante"), 3 km a nord della cittadina di Bushmills, nella contea di Antrim in Irlanda del Nord - È composto da circa 40.000 colonne basaltiche, formatesi da una eruzione vulcanica circa 60 milioni di anni fa, generalmente a base esagonale, ma non ne mancano anche a quattro, cinque, sette o otto lati. Le più alte raggiungono i 12 metri d'altezza, ma alcune, essendo situate su delle scogliere, si innalzano anche per 28 metri. Le formazioni visibili a occhio nudo sulla costa sono solo una parte del complesso, che prosegue anche nel fondale marino adiacente.
Il Selciato del gigante è stato inserito nella lista dei Patrimoni dell'umanità dell'UNESCO nel 1986 ed è una riserva naturale nazionale dal 1987; attualmente è di proprietà del National Trust, che lo gestisce.
Durante il raffreddamento di una colata lavica spessa si formano giunti e fratture. Se la colata tende a raffreddarsi rapidamente intervengono delle forze che tenderanno a farla contrarre in modo significativo. Mentre verticalmente il flusso può abbassarsi dissipando le tensioni, orizzontalmente non riesce a smaltirle e tende a fratturarsi. Le fratture estensive che si sono così formate danno quell'aspetto colonnare, il cui diametro dipende principalmente dalla velocità di raffreddamento (maggiore velocità causa un minor diametro). La forma delle fratture tende ad essere esagonale e potrà dare, come nel caso del Selciato del gigante nell'Irlanda del Nord, o a Vogurviti, a nord del paese di Blonduös (Islanda), l'aspetto di un selciato costruito dall'uomo, o di cataste di pali disposti orizzontalmente.
Basalto colonnare nelle gole dell'Alcantara - Sicilia - Italy
In Italia sono presenti diversi affioramenti di basalti colonnari. In Sicilia se ne possono ammirare nel circondario dell'Etna, che a seconda del banco di potenza, possono raggiungere lunghezze notevoli. Un fascino particolare lo destano i basalti colonnari delle Gole dell'Alcantara tra le province di Catania e Messina, ove scorre l'omonimo fiume, levigati dall'acqua che vi scorre in strette e profonde gole in modo da aver formato nel tempo un'incantevole scenario. Presenti le canne d'organo, le colonne, gli archi. Altri notevoli affioramenti sono presso leforre del Simeto; presso Cannizzaro, Acicastello, Acitrezza e le Isole Ciclopi; presso Santa Maria la Scala e la Timpa di Acireale; presso la torre di Motta Sant'Anastasia. Singolari affioramenti anche presso gli Iblei dovuti al vulcanismo preistorico che interessò quest'area, dei quali la maggior parte si possono ammirare presso le cascate del fiume Oxena, nel territorio di Militello in Val di Catania. InSardegna sono molto interessanti le strutture a canne d'organo del "Cuccur'e Zeppara", situate nel centro urbano del comune di Guspini. In Sardegna altri affioramenti sono presenti nella costa ovest, sotto il Capo Nieddu, nel Comune di Cuglieri, con un bel selciato poco al di sopra del livello del mare e nel perimetro dell'Area Marina Protetta "Penisola del Sinis -Isola di Mal di Ventre", nel Comune di Cabras, esattamente nella zona dello scoglio del Catalano. Qui in diverse secche, anche a buona profondità, è possibile osservare blocchi di roccia e ripide pareti sommerse con tale particolare fratturazione. Altri basalti colonnari si trovano in Veneto nell'area dei Colli Berici, a Gambellara e San Giovanni Ilarione.
I basalti colonnari di Cuccur'e Zeppara, nel centro abitato di Guspini (VS). Una struttura a "canne d'organo" alta 20 m formatasi nel Pliocene, monumento naturale della regione Sardegna.
Per saperne di più sulle lava basaltiche vedi:
http://langolodellageologia.blogspot.it/2012/07/la-solidificazione-delle-lave-basaltiche_21.html

mercoledì 25 settembre 2024

Rocce - Le Pegmatiti

Milano - Museo di storia naturale - Feldspato potassico - Foto di Giovanni Dall'Orto - 22 Aprile 2007
Le pegmatiti sono rocce filoniane appartenenti alla famiglia del granito e connesse proprio con le intrusioni granitiche, ma nettamente distinte per struttura e, in minor misura, per composizione mineralogica.
Si trovano in tozzi filoni lentiformi o in tasche irregolari, sia nelle rocce immediatamente circostanti ad una intrusione granitica, sia nelle parti periferiche dell’intrusione stessa. Sono caratterizzate da una grana cristallina assai grossolana, con cristalli lunghi parecchi centimetri.
La composizione mineralogica delle pegmatiti è simile a quella dei graniti: predomina il feldspato (ortoclasio, microclino, albite) in vaste plaghe che includono cristalli di quarzo spesso in prismi paralleli.

Caratteristici delle pegmatiti sono minerali ricchi in componenti volatili: le miche, per lo più bianche, di tipo muscovitico oppure ricche di litio, come la lepidolite, altri minerali di litio tra cui lo spodumene, la tormalina, la fluorite, l'apatite, la cassiterite, la wolframite e molti minerali uraniferi e di terre rare.
Le pegmatiti si dividono in semplici e complesse, a seconda della scarsità o dell’abbondanza dei minerali accessori; generalmente si osserva che le pegmatiti connesse ad una singola intrusione granitica hanno composizione mineralogica costante.
Nelle pegmatiti complesse è di solito presente una zonatura concentrica. La parte esterna, di spessore limitato, ha struttura e composizione aplitica. In una fascia più interna la grana cristallina aumenta e sono presenti i minerali accessori consueti delle pegmatiti, talvolta in concentrazioni tali da permetterne l’estrazione: i principali minerali utili di questa zona sono la muscovite e il berillo.
I minerali metalliferi utili sono però concentrati nella terza fascia delle pegmatiti, che è talora assente, nella quale la grana cristallina è ancora maggiore: si trovano in questa zona minerali di uranio, torio, litio, cesio, niobio e tantalio. Il nucleo di molte pegmatiti è costituito da lenti di quarzo, talvolta associato ad ortoclasio ma privo di minerali accessori.


Le pegmatiti rappresentano il prodotto della cristallizzazione dell’ultimo residuo fluido ricco di silicati, rimasto dopo la solidificazione della parte principale di una intrusione magmatica. Per questo motivo vi si trovano minerali del cui reticolo fanno parte sostanze volatili (acqua, cloro, fluoro, ecc.) oltre ad elementi con raggio ionico molto diverso da quello degli elementi comuni presenti nelle rocce, e che non hanno potuto trovare posto nei reticoli dei minerali separati nello stadio ortomagmatico(berillio, boro, rubidio, cesio, ecc.). 

Cavità Pegmatitica in Tanzania
La grossezza dei cristalli delle pegmatiti è probabilmente dovuta alla bassissima viscosità del fluido silicatico da cui si sono formati i minerali, quindi con grande abbondanza di componenti volatili, e ad un continuo rinnovamento di questo fluido. Molte pegmatiti mostrano evidenza di azioni metasomatiche consistenti, in sostituzione di minerali già depositati; così le pegmatiti complesse contengono prevalentemente un feldspato albitico, formato per sostituzione di un microclino precedentemente cristallizzato. Certe pegmatiti sono ricche di cavità miarolitiche prodotte da fenomeni di dissoluzione di alcuni minerali, per esempio, le pegmatiti norvegesi contengono in varie cavità al loro interno dei cristalli di nordenskioldite.

Un caso limite della grandezza dei cristalli si può rinvenire in una pegmatite del Dakota, negli Stati Uniti d'America, che contiene cristalli di spodumene, un minerale di litio, lunghi fino a 15 metri, e cristalli di berillio fino a 6 metri, unitamente a cristalli di microclino pertitico del diametro di oltre 1 metro.

mercoledì 4 settembre 2024

Pomice - Pumice

La pomice è una roccia magmatica effusiva, leggerissima per l'elevatissima porosità.
Il termine dal punto di vista geologico è generico, e si riferisce alla particolare tessitura porosa della roccia. Essa si forma principalmente da eruzioni di tipo esplosivo, quindi da magmi acidi, silicatici o felsici (ma ne esistono anche a parziale componente mafica), e la porosità è dovuta alla formazione di bolle di gas di struttura simile alla schiuma nella matrice vetrosa della roccia. Il rapido raffreddamento mantiene la struttura vescicolare (formante anche il 90% del volume mentre la scoria vulcanica è meno vescicolata), e la parte solida è costituita da roccia amorfa, raramente con una piccola componente cristallina. La massa solida è alla fine costituita prevalentemente da silice, con disciolti vari ossidi metallici (di alluminio, titanio, ferro, manganese ed altri).
Data la sua elevata porosità è l'unica pietra che galleggia nell'acqua. Il volume del campione deve essere però sopra i 5-7 cm³. Avendo un peso specifico superiore all'acqua, la pomice galleggia basandosi sulla sua struttura a cellule sferiche (rotondeggianti) ma comunicanti tra loro nella maggior parte dei casi attraverso una non completa chiusura; quelle che, verso l'interno del pezzo in esame, non vengono invase dall'acqua costringono la pietra a galleggiare.
Cava di Pomice - Lipari - Isole Eolie - Sicilia - Italy
La pomice è comunemente di colore chiaro (esempio costa nord-orientale dell'Isola di Lipari) ma può assumere, a seconda della composizione, aspetto bianco, crema, grigio verde o nero, in questi ultimi due casi spesso per la presenza prevalentemente del ferro (esempio pomice nera delle isole Canarie).
Sedimenti di pietra pomice vecchi 3.5 miliardi di anni, depositati ad Apex Chert, in Australia. Credit: Oxford University
Pumice is a textural term for a volcanic rock which is a solidified frothy lava. Pumice is typically created when super-heated, highly pressurized rock is violently ejected from a volcano. Alternatively it can be formed when lava and water are mixed. Most pumice is light enough that it floats on water.
The unusual foamy configuration of pumice happens because of simultaneous rapid cooling and rapid depressurization. The depressurization creates bubbles by lowering the solubility of gases (including water and CO
2) that are dissolved in the lava, causing the gases to rapidly exsolve (like the bubbles of CO2 that appear when a carbonated drink is opened). The simultaneous cooling and depressurization freezes the bubbles in the matrix.
Frammenti di pietra pomice di origine vulcanica raccolti nell'Isola Manam Motu, in the Bismarck Sea 

domenica 12 maggio 2024

Geologia - La Riolite - Rhyolite

La riolite è il corrispondente effusivo del granito. A causa del suo alto contenuto di silicio, la riolite forma lave molto viscose, e si può trovare come breccia o in colli vulcanici e nei dicchi.

Come per l'ossidiana, la riolite mostra strutture a flusso, sferulitiche, nodulari e litofisiche.
È detta anche liparite; tuttavia il nome di riolite è attualmente preferito in relazione alla tendenza accettata dalla maggior parte dei petrografi di sostituire termini più generali a nomi locali. Si distinguono dai porfidi quarziferi, alla cui famiglia appartengono, per l'età più recente (terziaria) o, più genericamente, per il minor grado di alterazione e per la struttura più vetrosa. Sono in genere di color chiaro, con pochi fenocristalli immersi in una pasta di fondo microcristallina e vetrosa.
Cava di Riolite colonnare
Le rioliti possono essere sia rocce residuali, risultato della differenziazione di magmi basaltici, sia l'espressione superficiale di un magma palingenetico di composizione granitica. Le rioliti di quest'ultimo tipo contengono residui anatessici, come cordierite e granati, e a volte significative percentuali di minerali economicamente interessanti, come uranio e manganese; le rioliti residuali invece sono piuttosto sterili. Come diffusione, le rioliti residuali sono rare e di volume ridotto, mentre quelle palingenetiche sono rappresentate su vaste superfici da coltri ignimbritiche.

QAPF diagram
Photomicrograph (crossed polarized light) of rhyolite volcanic rock. The width of the view is approximately 3 mm. The rock shows porphyritic texture, and contains vesicles. The main phenocrysts are quartz and potassium feldspar. Groundmass is composed of quartz, potassium feldspar, volcanic glass (partly crystallized to spherulitic aggregates), iron hydroxides and chlorite. Vesicles have quartz growing on their walls, forming miarolic structure.


Rhyolite is an igneous, volcanic (extrusive) rock, of felsic (silica-rich) composition (typically > 69% SiO2). It may have any texture from glassy to aphanitic to porphyritic. The mineral assemblage is usually quartz, alkali feldsparand plagioclase (in a ratio > 1:2 — see the QAPF diagram). Biotite and hornblende are common accessory minerals.
Rhyolite can be considered as the extrusive equivalent to the plutonic granite rock, and consequently, outcrops of rhyolite may bear a resemblance to granite. Due to their high content of silica and low iron and magnesium contents, rhyolite melts are highly polymerized and form highly viscous lavas. They can also occur as breccias or in volcanic plugs and dikes. Rhyolites that cool too quickly to grow crystals form a natural glass or vitrophyre, also called obsidian. Slower cooling forms microscopic crystals in the lava and results in textures such as flow foliations, spherulitic, nodular, and lithophysal structures. Some rhyolite is highly vesicular pumice. Many eruptions of rhyolite are highly explosive and the deposits may consist of fallout tephra/tuff or of ignimbrites.

mercoledì 10 febbraio 2021

Geologia: Eruzioni virtuali al supercomputer - Contiene Video


Un modello matematico descrive le dense nubi di gas e ceneri che scorrono lungo i fianchi del vulcano durante un'eruzione esplosiva. I risultati del calcolo sono tradotti in immagini e compongono le animazioni inserite in questo video. Il modello, applicato a diversi vulcani in Italia e nel mondo, considera le caratteristiche di ciascun vulcano e dell'eruzione che si vuole rappresentare.
Il breve video che accompagna le animazioni raccoglie le voci di chi, a vario titolo, lavora sui vulcani, e racconta come e perché questo modello teorico ci può aiutare a comprendere meglio il fenomeno naturale e a capire come proteggerci da esso.

Video prodotto da Istituto Nazionale di Geofisica e Vulcanologia (Italy)


sabato 18 aprile 2020

mercoledì 12 giugno 2019

Rocce - Peridotite e Dunite

Peridotite
Le peridotiti sono rocce ultrafemiche caratteristiche del mantello superiore, costituite essenzialmente da peridoto (almeno 40% in volume), clinopirosseno e ortopirosseno. Oltre a queste 3 fasi principali può presentarsi una fase accessoria di allumina, variabile in base alla pressione; a bassa pressione (P< 1GPa) è presente plagioclasio, a pressioni intermedie (1GPa <P<2,5 GPa) uno spinello alluminifero con Fe e Cr, e ad alte pressioni (P> 2,5 GPa) un granato ricco di piropo.

La fusione parziale delle peridotiti produce un magma basaltico in corrispondenza delle dorsali oceaniche. Non risulta particolarmente comune trovare peridotiti "fresche",ossia con i minerali inalterati; infatti il cambiamento progressivo delle condizioni al contorno (pressione e temperatura) e specialmente l'interazione con fluidi acquosi circolanti fa sì che buona parte della paragenesi metamorfizzi a dare clorite, serpentino, anfibolo ed altri minerali idrati e/o di alterazione.
Dunite
La dunite è una roccia magmatica intrusiva di tipo ultrafemico. È costituita da oltre il 90% di olivina, con piccole quantità di spinello cromifero, magnetite, ilmenite. Fa parte della famiglia delle peridotiti.
Il nome dunite deriva dal nome dei monti Dun, presso Nelson, nella parte settentrionale dell'Isola del Sud della Nuova Zelanda, dove venne scoperta dal geologo austriaco Ferdinand von Hochstetter nel 1859.

giovedì 6 giugno 2019

La Rapadura - Basalti Colonnari Sommersi - Contiene Video

Meraviglie Geologiche: Basalti Colonnari Sommersi a La Rapadura - Tenerife



Per saperne di più sull'origine di questa formazione vedi: Basalto Colonnare

domenica 26 maggio 2019

Vulcano Sinabung - Stratovulcano

Nube piroclastica del vulcano durante un'eruzione
Il Monte Sinabung (Gunung Sinabung in indonesiano) è uno stratovulcano dell'Indonesia la cui altezza è di 2.460 metri s.l.m., la cui formazione risale al Pleistocene, situato sull'isola di Sumatra, nelle immediate vicinanze di un altro vulcano: il Sibayak.
La sua ultima eruzione iniziata nel novembre 2013 è ancora in corso, è avvenuta dopo circa 400 anni dall'ultimo fenomeno.


Il Vulcano si trova nell'Arco della Sonda una catena vulcanica che unisce la Cintura Alpide con la Cintura di fuoco. È costituito da quattro crateri formati da andesite e dacite, uno solo dei quali risulta essere attivo.

giovedì 23 maggio 2019

Vulcano - Pico de Orizaba 5.610 m - Messico


Il Pico de Orizaba (5.610 m s.l.m.) - detto anche Citlaltépetl (monte della stella) dal nahuatl citlalli 'stella', e tepētl 'monte' - è la più alta montagna del Messico e la terza più alta del Nord America. Gli antichi abitanti nahua della zona di Orizaba lo chiamavano invece Iztactépetl ('monte bianco').
Si trova al confine tra gli stati federali di Puebla e di Veracruz. Sovrasta la valle e la città di Orizaba. È uno dei tre vulcani messicani, assieme al Popocatépetl e l'Iztaccíhuatl ad avere la vetta coperta da ghiacciaio perenne.


Ubicazione
È uno stratovulcano che fa parte della Fascia Vulcanica Trasversale; si trova nella sua parte finale orientale, dove il suddetto sistema orografico incontra la Sierra Madre Orientale. Il vulcano è attualmente dormiente ma non estinto.
Sono andate perdute le registrazioni delle eruzioni precedenti la conquista spagnola, mentre si ha notizia delle eruzioni del 1537, 1545, 1559, 1566, 1569, 1613, 1630 e 1687.
Nel 1937 è stato creato un parco nazionale che ingloba il cono vulcanico e l'area circostante e vi sono molte vie d'accesso per l'esplorazione e la scalata della montagna.
Ha un compagno, a soli 6 km in direzione sud-ovest, nel vulcano Sierra Negra (4.640 m s.l.m.), sulla cui cima si trova il Gran Telescopio Millimetrico (GTM), il più grande radiotelescopio del mondo.

lunedì 13 maggio 2019

Il Vulcano

Struttura di un vulcano

Testo e immagini da Wikipedia 

Il vulcano è una struttura geologica complessa generata all'interno della crosta terrestre dalla risalita, in seguito ad attività eruttiva di una massa rocciosa fusa, il magma, formatasi sotto o all'interno della crosta terrestre.

Un vulcano è formato da una struttura non visibile, interna alla crosta che comprende la camera magmatica e i condotti magmatici, e una struttura visibile esterna formata dal rilievo vulcanico, generalmente più o meno conico, formato dall'accumulo dei materiali emessi dal cratere vulcanico o dai crateri durante le varie fasi eruttive. Più in generale sono considerati vulcani tutte le discontinuità nella crosta terrestre attraverso le quali, con manifestazioni varie, si fanno strada i prodotti dell'attività magmatica endogena: polveri, gas, vapori e materiali fusi.

Esplosione del Pinatubo 1991
La fuoriuscita di materiale è detta eruzione e i materiali eruttati sono lava, cenere, lapilli, gas, scorie varie e vapore acqueo. Le masse di rocce che formano un vulcano vengono chiamate rocce ignee, poiché derivano dal raffreddamento di un magma risalito dall'interno della Terra. La forma e l'altezza di un vulcano dipendono da vari fattori tra cui l'età del vulcano, il tipo di attività eruttiva, la tipologia di magma emesso e le caratteristiche della struttura vulcanica sottostante al rilievo vulcanico. Sulla superficie terrestre il 91% dei vulcani sono sottomarini (in gran parte situati lungo le dorsali medio oceaniche) mentre circa 1500 sono quelli oggi attivi sulle terre emerse.

I vulcani possono eruttare in modo tranquillo (effusivi), o in modo esplosivo. I fattori che influiscono sulle caratteristiche di un vulcano sono la viscosità del magma e il suo contenuto in silice.
Etna, cratere di sud-est (eruzione del 2006)
Ciò che è comunemente chiamato vulcano, nella terminologia tecnica è definito edificio vulcanico o cono vulcanico, ma siccome il termine più usato è vulcano, l'edificio vulcanico molto spesso è chiamato così anche in geologia.

I vulcani testimoniano l'esistenza, nelle zone profonde della litosfera, di masse fuse silicatiche naturali dette magmi.

Un generico vulcano è formato da: una camera magmatica, ovvero il serbatoio sotterraneo nel quale è presente il magma che alimenta il vulcano; un camino o condotto vulcanico principale, luogo di transito del magma dalla camera magmatica verso la superficie; un cratere o bocca sommitale, dove sgorga il condotto principale; uno o più condotti secondari, i quali, sgorgando dai fianchi del vulcano o dalla stessa base, danno vita a dei coni e crateri secondari; delle fessure laterali, fratture longitudinali sul fianco del vulcano, provocate dalla pressione del magma. Esse permettono la fuoriuscita di lava sotto forma di eruzione fessurale.

Il camino non è necessariamente situato geograficamente sulla perpendicolare della faglia da cui affluisce il magma, dato che il condotto può essere anche a percorso trasversale (anzi, solitamente lo è, eccetto che nei punti caldi), un vulcano può essere il camino di una faglia situata a parecchi chilometri di distanza. È il caso del Vesuvio, la cui faglia passa circa 40 km più ad est.

Viene definito cono vulcanico la parte in superficie del vulcano formata dall'edificio che prende la forma di un cono più o meno integro sulla cui sommità si apre un cratere principale. Il cono vulcanico può naturalmente variare nella forma dipendentemente dalla composizione del magma solidificato che lo costituisce e dalla quantità di materiale fuoriuscito dal serbatoio magmatico sottostante.

Il Puʻu ʻŌʻō, cratere del vulcano Kīlauea, sull'isola di Hawaiʻi
I vulcani delle isole Hawaii, come il Mauna Kea e il Mauna Loa, hanno coni vulcanici molto grandi ma i loro pendii sono relativamente poco ripidi, questo grazie al loro magma prevalentemente basico molto fluido che viene eruttato in grandi quantità. Al contrario, vulcani come il Vesuvio hanno coni con pendici ripide ed edificio di gran lunga inferiore per massa rispetto ai fratelli maggiori prima citati. Questi vulcani hanno un magma viscoso e questo impedisce lunghe colate e dà origine a forti esplosioni a causa del tappo solido che si forma dopo eruzioni precedenti nella parte terminale del camino magmatico. Alcuni coni vulcanici presenti sul pianeta hanno geometria perfetta come Il Cotopaxi in Ecuador.
Mappa della Cintura di fuoco del Pacifico
La disposizione dei vulcani risulta localizzata in massima parte lungo i margini tra le placche tettoniche (es. cintura di fuoco) e in particolare lungo le fosse abissali (zone di subduzione) dove lo sprofondamento della crosta oceanica sotto altre porzioni di crosta porta alla fusione di parte della zona rocciosa di contatto per attrito, oppure lungo le dorsali oceaniche dove il magma del mantello terrestre risale in superficie attraverso le fratture della crosta oceanica, punti nei quali il cui magma solidificato viene ad ogni eruzione a "saldare" le placche stesse; i terremoti lungo le dorsali sono dunque la rottura repentina di queste saldature al raggiungimento di un certo livello di stress meccanico. Questo è anche il motivo per cui le eruzioni sono spesso precedute da terremoti. In queste zone dunque il vulcanismo è spesso associato anche ai fenomeni sismici per la concomitanza delle forze tettoniche in gioco. L'Italia è l'unico stato nell'Europa continentale ad avere vulcani attivi sul suo territorio. Un vulcano è una spaccatura nel terreno dalla quale fuoriescono lava incandescente, grandi quantità di gas e cenere. L'eruzione può provocare danni e trasforma in poco tempo il territorio circostante anche a grande distanza.


lunedì 29 aprile 2019

Lago Simba - Cile

Fotografia High Lakes Project/NASA Astrobiology Institute/SETI CSC/NASA Ames Research Center
I laghi vulcanici più alti del mondo si trovano sulle Ande, in America del Sud. La loro altitudine e il loro isolamento ne fanno un ottimo esempio di come potevano essere i laghi su Marte 3,5 miliardi di anni fa. Il Simba, a 5.872 m di altezza, è rosso a causa delle alghe che hanno sviluppato questi pigmenti per proteggersi dai raggi UV. Poiché galleggiano in superficie, la colonna d'acqua non basta a proteggerle.

Gli astrobiologi che lavorano qui studiano l'impatto sull'ambiente di cambiamenti climatici rapidi e la capacità di adattamento delle forme di vita per comprendere l'evoluzione dei primi ecosistemi su Marte e sulla Terra.


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