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venerdì 9 gennaio 2026

Le Stromatoliti - (In breve)

Sezione di Stromatolite
Le stromatoliti sono formazioni rocciose stratificate di origine biologica che si sono sviluppate grazie all'attività di comunità microbiche fotosintetiche. Queste formazioni sono costituite principalmente da strati di sedimenti organici e inorganici che si accumulano nel corso del tempo, dando origine a una struttura laminata.

Le stromatoliti si formano attraverso un processo complesso che coinvolge una serie di interazioni tra i microorganismi fotosintetici e l'ambiente circostante. Inizialmente, i batteri e i cianobatteri fotosintetici si colonizzano su superfici solide come rocce o detriti, formando una sottile pellicola microbica chiamata biofilm. Questo biofilm funge da trappola per particelle di sedimenti, come sabbia e fango, che si accumulano sulla superficie. Nel corso del tempo, il biofilm si sviluppa in altezza a causa della crescita dei microorganismi e della sedimentazione dei materiali circostanti.

Uno dei processi chiave nella formazione delle stromatoliti è la precipitazione di minerali, in particolare carbonato di calcio, all'interno del biofilm. I microorganismi fotosintetici, attraverso la fotosintesi, rimuovono il biossido di carbonio dall'acqua circostante e lo convertono in carbonato di calcio, che precipita sotto forma di cristalli all'interno del biofilm. Questa precipitazione di minerali contribuisce alla solidificazione e alla crescita della struttura delle stromatoliti.


Stromatoliti attuali . Australia

Le stromatoliti possono assumere diverse forme e dimensioni a seconda delle condizioni ambientali. Possono essere coniche, a cuscino o a forma di colonna, e possono raggiungere altezze considerevoli. Le stromatoliti moderne si trovano spesso in ambienti estremi, come laghi molto salati o aree con una scarsa presenza di ossigeno, dove la competizione con altri organismi è ridotta. Queste condizioni estreme favoriscono la crescita dei microorganismi fotosintetici e la formazione di strutture stromatolitiche.

Le stromatoliti sono importanti per diversi motivi. Prima di tutto, sono tra i primi reperti fossili di vita sulla Terra e forniscono un'importante finestra sulla storia della vita e sull'evoluzione dei microorganismi. I reperti fossili di stromatoliti risalgono a oltre 3,5 miliardi di anni fa, durante l'era Archeana, e testimoniano l'esistenza di organismi fotosintetici molto antichi.

Inoltre, le stromatoliti svolgono un ruolo ecologico significativo negli ecosistemi acquatici. Le strutture delle stromatoliti offrono rifugi e habitat per una vasta gamma di organismi, inclusi altri batteri, alghe, invertebrati e persino piccoli pesci. Le stromatoliti forniscono superfici adatte per l'adesione di organismi, creando microambiente diversificati all'interno dell'ecosistema acquatico.

Le stromatoliti svolgono anche un ruolo importante nel ciclo del carbonio e nella regolazione del clima terrestre. Durante il processo di fotosintesi, i microorganismi fotosintetici assorbono il biossido di carbonio (CO2) dall'atmosfera e lo utilizzano per produrre materia organica. Parte di questa materia organica viene sepolta e conservata nelle strutture delle stromatoliti, contribuendo alla formazione di depositi di carbonato di calcio. Questi depositi di calcare sono importanti serbatoi di carbonio a lungo termine, che possono influenzare la concentrazione di CO2 nell'atmosfera e quindi il clima terrestre nel corso di milioni di anni.

Studiare le stromatoliti fornisce agli scienziati un'opportunità unica di comprendere l'evoluzione della vita sulla Terra e le interazioni tra organismi e ambiente. Attraverso l'analisi dei reperti fossili di stromatoliti, gli scienziati possono ottenere informazioni sulle condizioni ambientali del passato, come la temperatura, la salinità e la composizione chimica dell'acqua. Possono anche studiare la diversità microbica all'interno delle stromatoliti, esplorando le varie specie di batteri e cianobatteri che hanno contribuito alla formazione di queste strutture.

Inoltre, lo studio delle stromatoliti ha implicazioni più ampie per la ricerca della vita su altri pianeti e luoghi del nostro universo. Poiché le stromatoliti si formano attraverso processi biologici, la presenza di strutture simili su altri corpi celesti potrebbe indicare la presenza passata o presente di vita. Pertanto, l'analisi delle stromatoliti sulla Terra può fornire utili indicazioni e modelli per la ricerca di vita su Marte, Europa (una luna di Giove) e altri luoghi potenzialmente abitabili nel sistema solare e oltre.

In sintesi, le stromatoliti sono formazioni rocciose stratificate di origine biologica che si sono sviluppate grazie all'attività di comunità microbiche fotosintetiche. Queste strutture offrono importanti informazioni sulla storia della vita sulla Terra, contribuiscono alla biodiversità degli ecosistemi acquatici, giocano un ruolo nel ciclo del carbonio e potrebbero fornire indizi sulla presenza di vita in altri ambienti del nostro universo. Lo studio delle stromatoliti è fondamentale per comprendere l'origine, l'evoluzione e l'interazione della vita con il suo ambiente.

lunedì 30 giugno 2025

Che vuol dire - Fanerozoico

 

Eone Fanerozoico e sue suddivisioni in Ere e Periodi

L'eone Fanerozoico (da φανερός, visibile, e ζωή, vita = "vita visibile") è la seconda delle due grandi suddivisioni della scala dei tempi geologici durante la quale è esistita (ed esiste) abbondante vita animale. È l'eone corrente, iniziato 542,0 ± 1,0 milioni di anni fa, quando diversi animali a guscio duro, probabilmente antenati degli attuali molluschi, apparvero per la prima volta.
Il tempo precedente all'eone fanerozoico è comunemente denominato Precambriano, ed unisce in sé i 3 eoni precedenti (Adeano, Archeano e Proterozoico).
Fonte Wikipedia


Fanerozòico agg. e sm. (pl. m. -ci) [fanero-+-zoico]. Il più recente dei quattro maggiori raggruppamenti (eoni) delle suddivisioni geocronologiche; abbraccia tutto l'arco di tempo successivo al Proterozoico, poi le ere paleozoica, mesozoica, cenozoica e neozoica.

Fossile di trilobite del Cambriano

domenica 29 settembre 2024

Dinosauri: L'Allosauro - Giurassico (Kimmeridgiano - Titoniano inf.)


L'Allosaurus (dal prefisso greco ἅλλο-, állo-, bizzarro, diverso e dal sostantivo σαῦρος, sáuros, lucertola, rettile, cioè lucertola bizzarra) era un teropode carnosauro lungo circa 9-12 metri, alto 3,75 metri alla spalla e pesante 4,5 tonnellate circa, vissuto sul finire del Giurassico superiore 140-156 milioni di anni fa.
Nonostante la sua mole, doveva essere molto agile e veloce oltre ad essere uno dei carnivori più grossi di quel periodo, riuscendo ad andare a caccia anche di sauropodi.
Dimensioni di alcuni esemplari di Allosaurs e di Epanterias (suo possibile sinonimo), a confronto con un essere umano.

Per questo è chiamato "il leone del giurassico". Il nome della specie deriva dalla differente conformazione delle vertebre rispetto a quella di altri dinosauri, che, per la loro leggerezza, gli valsero anche l'epiteto fragilis.
A quanto si può arguire dalle testimonianze fossili questi enormi carnivori erano ben adattati alla caccia, come i maggiori predatori attuali. Sono state trovate molte ossa di Apatosaurus che recavano chiarissime tracce dei denti degli allosauri, testimonianza dell'aggressività e della voracità di quei feroci rettili.

Ricostruzione dell'Allosauro in un parco

giovedì 19 settembre 2024

Che vuol dire - Biocenosi e Biotopo?

BIOCENOSI (dal gr. βίος "vita", e κοινός "comune")
Termine introdotto dal Möbius per indicare la "vita in comune", non nel senso di simbiosi o di società animali, bensì in quello di riunione di specie diverse e determinate a formare un complesso faunistico e floristico che si ritrova in più località e in condizioni d'ambiente fisico e chimico determinate.

In ecologia il termine biocenosi (o comunità) deriva dalle parole di lingua greca βίος (bíos = vita) e κοινός (koinós = comune) ed indica la comunità delle specie di un ecosistema che vive in un determinato ambiente, o, meglio, in un determinato biotopo (dal greco βίος = vita e τόπος = luogo), cioè un'area in cui le condizioni fisico-chimiche ed ambientali sono costanti. Il biotopo, per le sue caratteristiche, può essere definito come l'unità fondamentale dell'ambiente. L'ecosistema è formato quindi da biocenosi e da biotopo.
Fonte Wikipedia

Una Biocenosi

giovedì 12 settembre 2024

Che vuol dire - Eone ?

Eóne s. m. [dal lat. tardo aeon -onis, gr. αἰών -ῶνος, propr. «età, periodo», dalla stessa radice da cui il lat. aevum]

Eòne: In geologia stratigrafica, intervallo di tempo che abbraccia più ere geologiche. Si distinguono in: adeano, archeozoico, proterozoico e fanerozoico (quest'ultimo va dal Paleozoico all'e. attuale).


martedì 28 maggio 2024

Meganeura monyi - (Libellula gigante)

Ricostruzione artistica di Meganeura monyi
La meganeura (Meganeura monyi) era un insetto preistorico vissuto nel Carbonifero, circa 300 milioni di anni fa.

Fossile di Meganeura monyi
L'aspetto di questo animale ricordava moltissimo quello di una libellula, ma le sue dimensioni erano gigantesche: con un'apertura alare di 75 centimetri ed una lunghezza di 50 si tratta forse del più grande insetto mai apparso sulla Terra (anche se la specie del Permiano Meganeuropsis permiana è un altro buon candidato). La meganeura era un predatore, che si cibava probabilmente di piccoli anfibi e altri insetti. 
Controversie sono sorte sulla questione di come gli insetti del periodo Carbonifero fossero stati capaci di diventare così grandi. Il modo in cui l'ossigeno viene diffuso attraverso il sistema respiratorio tracheale pone un limite massimo alla taglia corporea, che però gli insetti carboniferi sembrano aver ben oltrepassato.

Infografica sulle dimensioni della Meganeura paragonate all'uomo
Dapprima fu proposto che la meganeura potesse volare perché a quel tempo, nell'atmosfera, era presente più ossigeno dell'attuale venti per cento. Questa teoria fu abbandonata dagli scienziati successivi, ma ha ritrovato credito più di recente grazie a ulteriori studi nella relazione tra gigantismo e disponibilità d'ossigeno. Se questa teoria fosse corretta, questi insetti giganti sarebbero stati pericolosamente suscettibili ai livelli di ossigeno improvvisamente decrescenti, e certamente non sarebbero potuti sopravvivere nella nostra atmosfera.

sabato 17 giugno 2023

Bolca - Un Paleosito Italiano



Bolca è conosciuta in tutto il mondo per i prestigiosi fossili (piante e pesci) dell'Era Terziaria (Eocene Medio, circa 50 milioni di anni), riportati alla luce in diverse località del suo territorio, le più famose delle quali sono la Pessàra, il Postale, il Vegroni, il monte Purga e lo Spilecco.
Nell’ultimo mezzo millennio questi straordinari esemplari, unici per la varietà e lo stato di conservazione, hanno conquistato scienziati, studiosi, geologi e paleontologi, ma anche capi di stato, papi, uomini di governo ed ambasciatori, e sono andati ad arricchire i più prestigiosi Musei di Scienze Naturali d’Italia e del mondo (Parigi, Londra, Vienna, Monaco di Baviera, Budapest, Edimburgo, Dublino, Zurigo, New York, Washington, Mosca solo per citarne alcuni) ed innumerevoli collezioni private (tra le più antiche ricordiamo quelle di G. Fracastoro, F. Calceolari, Papa Sisto V, L. Moscardo, S. Maffei, Gazzola, Canossa, Séguier, etc.).
Grandi studiosi hanno esaminato e scritto dei fossili di Bolca da cinquecento anni a questa parte e continuano ancora a farlo per trovare risposta a vecchi e nuovi interrogativi sulla storia della terra e sull’evoluzione delle specie. Per questo giungono ancora oggi a Bolca da tutto il mondo.
Ogni anno sono decine di migliaia le persone, numerose dall’estero, che vengono a visitare il Museo dei Fossili, la casa-museo della famiglia Cerato, le cave del Postale e della Pessàra; molti gli studenti (quindicimila circa) che effettuano l’annuale gita scolastica sui monti della Val d’Alpone, compiendo un sorprendente, quanto affascinante percorso nel tempo.



 
Ceratoichthys pinnatiformis - Bolca - Italia



Per saperne di più: Museo dei fossili di Bolca

venerdì 19 maggio 2023

Paleontologia: Tetracoralli o Rugosa

Tavola di Ernst Haeckel raffigurante i fossili di tetracoralli.

L'ordine dei Rugosa o dei Tetracoralli è un ordine estinto di coralli abbondanti nell'Ordoviciano fino al tardo Permiano.

Fanno parte del phylum Coelentarata e possono essere solitari o aggregati in colonie. La denominazione "rugosa" riferisce l'aspetto della teca esterna.
Questi celenterati presentavano un proprio scheletro con parete, detta muraglia, da cui si dipartivano verso il centro delle lame raggiate, dette comunemente setti. Dallo studio degli esemplari fossili risulta che un individuo adulto presentava un setto cardinale che, con il setto opposto, formava il piano di simmetria e due setti laterali, detti anche metasetti. L'insieme di questi quattro setti primari determinava la disposizione tetramerale, loro caratteristica peculiare.

venerdì 12 maggio 2023

Paleozoico una breve panoramica

INTERNATIONAL CHRONOSTRATIGRAPHIC CHART

Il Paleozoico, noto anche come era primaria, è una delle tre principali ere geologiche, che si estende dal periodo Cambriano, circa 541 milioni di anni fa, fino al Permiano, che terminò circa 252 milioni di anni fa. Durante il Paleozoico, la vita sulla Terra ha subito importanti cambiamenti e ha assistito all'evoluzione di molte forme di vita complesse. In questa lezione, esploreremo le principali divisioni del Paleozoico e i suoi eventi significativi.

I periodi del Paleozoico sono, in ordine cronologico, il Cambriano, l'Ordoviciano, il Siluriano, il Devoniano, il Carbonifero e il Permiano. Ognuno di questi periodi è caratterizzato da eventi geologici, climatici e biologici distinti.

1. Cambriano (541-485 milioni di anni fa): Il Cambriano è noto come l'esplosione cambriana, un periodo di rapida diversificazione della vita sulla Terra. Durante questo periodo, si svilupparono le prime forme di vita multicellulari, come trilobiti, brachiopodi e molluschi. Le prime alghe e piante terrestri fecero la loro comparsa. È anche il periodo in cui apparvero i primi vertebrati, come i pesci senza mascelle.

2. Ordoviciano (485-444 milioni di anni fa): Durante l'Ordoviciano, i continenti erano ancora uniti in un'unica massa chiamata Pannotia. I mari erano popolati da una grande varietà di organismi, tra cui trilobiti, briozoi, coralli e graptoliti. Si sono verificati diversi eventi di estinzione di massa nel tardo Ordoviciano, che hanno avuto un impatto significativo sulla vita marina.

3. Siluriano (444-419 milioni di anni fa): Durante il Siluriano, la Terra era caratterizzata da continenti e oceani più simili a quelli odierni. I pesci si diffusero ulteriormente, e apparvero anche i primi insetti e piante vascolari terrestri. Questo periodo è noto anche per la formazione di depositi di petrolio e gas naturale.

4. Devoniano (419-359 milioni di anni fa): Il Devoniano è spesso chiamato l'età dei pesci, poiché si verificò un'esplosione di diversità tra i pesci. Furono sviluppate le prime piante con semi e le prime foreste si diffusero sulla terraferma. I pesci primitivi svilupparono anche le prime zampe e iniziarono a colonizzare l'ambiente terrestre.

5. Carbonifero (359-299 milioni di anni fa): Durante il Carbonifero, la Terra era caratterizzata da un clima caldo e umido, con ampie foreste di felci giganti e alberi conifere. Queste foreste divennero il carbone che oggi utilizziamo come combustibile fossile. I rettili terrestri primitivi e gli anfibi si evolsero per adattarsi all'ambiente terrestre.

6. Permiano (299-252 milioni di anni fa): Il periodo Permiano fu caratterizzato da un clima variabile, con fasi di riscaldamento e raffreddamento. Durante questo periodo, i continenti si unirono per formare un supercontinente noto come Pangea. I continenti interni erano aridi, mentre le regioni costiere erano caratterizzate da foreste umide. Durante il Permiano, si verificarono importanti eventi evolutivi. I rettili continuarono ad evolversi e si svilupparono forme primitive di mammiferi. Tra i rettili del Permiano si annoverano i terapsidi, precursori dei mammiferi. Si svilupparono anche i primi insetti alati.

Tuttavia, alla fine del Permiano, si verificò la peggiore estinzione di massa nella storia della Terra, nota come l'estinzione del Permiano-Triassico o l'estinzione del Permiano. Si stima che oltre il 90% delle specie marine e il 70% delle specie terrestri si siano estinte durante questo evento. Le cause esatte di questa estinzione di massa non sono completamente comprese, ma si ritiene che siano state coinvolte attività vulcaniche su larga scala, cambiamenti climatici drammatici e l'emissione di grandi quantità di gas serra nell'atmosfera.

L'estinzione del Permiano segnò la fine del Paleozoico e l'inizio del Mesozoico, l'era dei dinosauri. Il Paleozoico è stato un periodo di grande importanza nell'evoluzione della vita sulla Terra, in cui si sono sviluppati i primi organismi complessi e si sono verificate importanti innovazioni evolutive. È anche un periodo di grande interesse per gli scienziati, poiché fornisce informazioni preziose sulla storia della Terra e sull'evoluzione delle specie.

Questa è una panoramica generale del Paleozoico e dei suoi periodi principali. Ci sono molti altri aspetti interessanti e dettagliati da esplorare all'interno di ciascun periodo. Spero che questa lezione ti abbia fornito una buona comprensione dell'era Paleozoica e delle sue caratteristiche distintive.

sabato 1 aprile 2023

Paleontologia: Elasmosaurus platyurus - Plesiosauro

Elasmosaurus platyurus in the Rocky Mountain Dinosaur Resource Center in Woodland Park, Colorado
L'elasmosauro (Elasmosaurus platyurus) è un rettile marino estinto, appartenente ai plesiosauri. Visse nel Cretaceo superiore (Campaniano, circa 80 milioni di anni fa) e i suoi resti fossili sono stati ritrovati in Nordamerica (Kansas). È uno dei plesiosauri dal collo più lungo.
Questo animale poteva raggiungere una lunghezza di circa 14 metri e un peso di circa due tonnellate; era quindi uno dei plesiosauri più grandi. L'enorme collo allungato possedeva 71 vertebre cervicali (un caso eccezionale anche tra i plesiosauri) e, diversamente dai suoi stretti parenti, la premascella era dotata di sei denti. Il cranio doveva essere relativamente piatto, con una quantità di lunghi denti appuntiti. Le mandibole erano unite all'estremità anteriore nella zona tra il quarto e il quinto dente. Le vertebre cervicali appena dopo il cranio erano lunghe e basse, e possedevano creste longitudinali laterali. Come la maggior parte delle forme simili (gli elasmosauridi), anche Elasmosaurus possedeva tre vertebre pettorali, mentre la coda era dotata di almeno 18 vertebre.
Per saperne di più: Elasmosaurus platyurus 
Ricostruzione e dimensioni di Elasmosaurus, in confronto a un uomo

sabato 4 febbraio 2023

Denti di Squalo

La caratteristica dentatura dello squalo è pur'essa costituita da dentelli come quelli che costituiscono la pelle, ma più specializzati ed ancorati mediante tessuto connettivo. I denti, essendo sottoposti a forte usura vengono costantemente sostituiti. L'arco dentario è infatti costituito da tre o quattro file di denti che avanzano e si dispongono all'utilizzo via via che l'animale ne abbisogna. Di conseguenza alcuni squali possono arrivare a perdere e sostituire ben 30.000 denti nella loro vita. Tutti gli squali posseggono queste file multiple di denti lungo le sommità delle mascelle superiore ed inferiore. Denti nuovi crescono continuamente in una fossetta subito dentro la bocca e si spostano dall'interno verso l'esterno su di una sorta di nastro trasportatore formato dalla pelle dove i denti stessi sono ancorati. In alcune specie di squalo le file si rinnovano ogni 10 giorni, in altre possono durare diversi mesi prima di essere sostituite. Le file inferiori sono usate principalmente per trattenere la preda, mentre le superiori effettuano il vero e proprio taglio. Proprio la dentatura dello squalo evidenzia le sue abitudini alimentari. La forma e la disposizione dei denti indicano infatti quale preda visita più spesso le mandibole del predatore. Denti aguzzi e fitti, come quelli dello squalo toro (Carcharias taurus), sono specializzati nella cattura di pesci di piccola dimensione; quelli tozzi e larghi, ad esempio quelli che si trovano nelle fauci dello squalo tigre (Galeocerdo cuvier), sono invece idonei alla consumazione dei crostacei più coriacei.
Dente di C. megalodon (AGASSIZ, 1843) rinvenuto nel deserto di Atacama (Miocene)

Size comparison of Carcharodon carcharias (Great White Shark, 6m), Rhincodon typus (Whale Shark, 12m) and conservative/maximum estimates of the largest known adult size of Carcharodon megalodon (16-20m), with a human Homo sapiens.

lunedì 26 luglio 2021

Megalodon - Il più grande squalo di tutti i tempi.


Il megalodonte (Carcharodon megalodon o Carcharocles megalodon Louis Agassiz, 1843) è una specie estinta di squalo di notevoli dimensioni, noto per i grandi denti fossili, alcuni dei quali ritrovati anche in Sardegna. Il nome scientifico megalodon deriva dal greco e significa appunto "grande dente". I fossili di C. megalodon si trovano in sedimenti dall'Eocene al Pliocene (tra 55 e 1,8 milioni di anni fa).
La classificazione è oggetto di dibattito scientifico tra gli esperti. In passato questo animale è stato classificato nel genere Carcharodon, come l'attuale squalo bianco. Nel 1995 il nuovo genere Carcharocles (appartenente alla famiglia Otodontidae) fu proposto per classificare l'animale. Molti paleontologi ora appoggiano quest'ultima teoria.


È stato considerato un parente stretto del più noto, e tuttora vivente, grande Squalo bianco (Carcharodon carcharias), soprattutto per la grande somiglianza nella forma e nella struttura dei denti. Tuttavia, un numero crescente di ricercatori sta mettendo in discussione questo legame, abbracciando l'ipotesi che sia invece l'evoluzione convergente il motivo per cui squalo bianco e C. megalodon hanno una dentatura tanto simile. In ogni caso, l'aspetto e le dimensioni del C. megalodon sono ricostruiti proprio a partire da questa somiglianza.


Le dimensioni dei fossili ritrovati (per lo più denti lunghi fino a 17 cm, anche se pare siano stati ritrovati denti di 20 cm) fanno pensare ad un animale la cui lunghezza avrebbe potuto raggiungere i 18 metri. Le stime sul peso indicano che poteva raggiungere le 50-60 tonnellate.

Basandosi sul metabolismo dello squalo bianco, si pensa che il C. megalodon avesse bisogno di mangiare in media un quinto del suo peso ogni giorno, cioè 8 tonnellate di carne. Possedeva un’apertura della mascella superiore ai 2 metri e pare che la sua dieta potesse includere anche le grandi balene.


domenica 7 febbraio 2021

Scienze della Terra: Stromatoliti - Bindstone

Le stromatoliti (Bindstone) sono strutture sedimentarie, appartenenti al gruppo dei calcari non particellari biocostruiti, finemente laminate dovute all'attività di microrganismi fotosintetici bentonici come procarioti (ad esempio cianobatteri) e anche microscopiche alghe eucariotiche.


Le stromatoliti si formano per intrappolamento periodico nella mucillagine prodotta da alghe azzurre e/o batteri, di sedimento particellare molto fine, costituito in prevalenza da fango carbonatico. Dopo che il primo tappeto algale ha fissato le particelle del sedimento sulla sua superficie gelatinosa, fino ad essere completamente coperto, i filamenti algali si sviluppano al di sopra e formano così un altro tappeto.
Così facendo si forma una successione di livelli alternati di sostanza organica con altri ricchi di sedimento. A causa dei processi diagenetici, raramente si conservano i resti delle microalghe e la laminazione è l'unica testimonianza della loro attività. La morfologia delle stromatoliti è molto variabile, da lamine piano-parallele ad ondulate, fino a mammellonari e colonnari, a seconda del tipo di alghe o batteri che le costituiscono e delle condizioni ambientali. In ambiente con elevata energia delle acque, i tappeti algali possono formare involucri concentrici intorno ad oggetti ("nuclei") sottoposti a rotolamento continuo per opera di onde e correnti, dando origine ad oggetti isolati chiamati oncoliti, che costituiscono un caso particolare di stromatolite.


Le stromatoliti più antiche risalgono a circa 3.500 milioni di anni fa e sono ampiamente diffuse in tutto il Precambriano. Tra le più note, quelle rinvenute nella Gunflint Iron Formation in Canada, risalenti a circa 2 miliardi di anni fa.
 


Nell'Archeano le stromatoliti sono piuttosto rare e strutturalmente semplici; diventano abbondanti e diversificate nel Proterozoico. Le stromatoliti diminuirono in modo definitivo circa 680 milioni di anni fa; si verificò una modesta ripresa solo nel passaggio Cambriano-Ordoviciano. Tale declino è attribuibile alla comparsa dei primi metazoi brucatori e degli organismi fossatori che bioturbavano la tessitura delle lamine.


In Italia sono abbastanza frequenti nelle formazioni del Cambriano inferiore della Sardegna e triassiche delle Alpi e dell'Appennino, in ambiente di piattaforma carbonatica; non sono mai state segnalate in rocce di epoca precambriana.


Attualmente le stromatoliti si formano in ambienti marini marginali di piana di marea, nella zona intertidale a salinità normale od elevata ma anche in ambienti subtidali di alcune aree dell'Australia, della Florida, delle Bahamas e del Golfo Persico. Queste strutture sono presenti diffusamente anche in ambiente lacustre, soprattutto in clima temperato-tropicale, come prodotto dell'attività batterica.
Hanno un importante significato paleoambientale e, almeno nel Fanerozoico, sono dei buoni indicatori di ambienti di acque basse ad elevatà stabilità ambientale. Quelle attuali sono morfologicamente diverse da quelle del Proterozoico.

Fonte Testo: Wikipedia
Fonte Immagini: Google immagini

sabato 30 gennaio 2021

Rudiste - Ippuriti



Colonia fossile di Rudiste
Le rudiste (Rudistes), note anche come ippuritoidi (Hippuritoida Newell, 1965), sono un ordine estinto di molluschi Bivalvi dalla conchiglia spessa, ineguale, quasi sempre bentonici fissi. Appaiono nel Giurassico superiore, hanno il loro apogeo nel Cretaceo e si estinguono alla fine di questo periodo nell’oceano Tetide.
Sono forme peculiari dell'ambiente di piattaforma carbonatica, nell'ambito della quale costituiscono veri e propri corpi di scogliera organogena.
La loro fissità e l'estremo adattamento agli ambienti di reef hanno spesso fatto perdere alle Rudiste ogni tipo di somiglianza con gli altri Bivalvi.
Le Rudiste sono caratteristiche delle facies di reef e piattaforma carbonatica della provincia mesogea in Eurasia, Africa e America; non se ne conoscono in Australia e i Diceratidi sono sconosciuti in America. Relativamente poco modificati rispetto ai bivalvi più tipici, questi ultimi appartengono all'Oxfordiano.
La conchiglia è molto spessa, ritorta, arrotondata e poco ornata, più o meno inequivalve. La valva libera è spesso opercolare.
Diceras e Heterodiceras sono frequenti nelle facies di piattaforma carbonatica del Giurassico superiore.
Nei Requienidi, la valva fissa è fortemente arrotolata, mentre la valva libera è per lo più opercolare. Nei Monopleuridi, la conchiglia è spesso dell stesso tipo, ma talvolta anche tubolare. I generi Requienia, Matheronia, Toucasia e Monopleura hanno un ruolo notevole nelle facies di tipo urgoniano.
Caprotinidi e Caprinidi sono spesso raggruppati sotto il nome di Rudiste a canali, per la presenza nel guscio di un sistema di cavità e di canali. Solitamente i Caprotinidi non hanno canali, ma semplici cavità. I Caprinidi hanno sempre un sistema di canali la cui disposizione è più o meno complicata. Policonites, Horiopleura e Caprotina (Caprotinidi), da una parte, Caprina, Plaegioptychus e Ichthyosarcolithes (Caprinidi), dall'altra, sono frequenti in Francia.
 
Le Rudiste in senso stretto (Ippuritidi e Radiolitidi) sono caratterizzate da un'estrema deformazione della conchiglia. La valva fissa è cilindro-conica o a forma di cono più o meno appiattito. La valva libera, piatta, è opercolare. Gli Ippuritidi hanno una valva libera piatta, percorsa da pori e che può presentare due piccole aperture, gli "osculi". La valva fissa è conica o cilindro-conica, liscia o con costolature, con tre solchi longitudinali che corrispondono interiormente a tre pieghe del guscio: la cresta del legamento e i "pilastri". Vi sono opinioni diverse sul ruolo dei "pilastri", dato che i moderni Bivalvi ne sono tutti sprovvisti. Gli ippuriti compaiono con tutte le loro caratteristiche nel Turoniano e in seguito si modificano poco. Sono organismi coloniali che vivevano in condizioni analoghe a quelle del polipi e formano dei banchi. Come fossili, gli ippuriti, sono molto utili poiché permettono di stabilire delle scale stratigrafiche locali nella regione mediterranea.
Rudiste
I Radiolitidi hanno una valva fissa conica, più o meno svasata. La valva libera è piatta o conica. Il guscio è molto spesso, con struttura celluloprismatica. L'ornamentazione è formata da creste e da collaretti trasversali o da rilievi longitidinali, o da una combinazione di entrambi. Perlopiù esistono due zone con ornamentazione un po' diversa, le "bande sifonali", assimilate ai pilastri degli ippuriti. I Radiolitidi sono esistiti dall'Aptiano-Albiano (Cretacico inferiore) fino alla fine del Cretaceo.
Le rudiste, nel corso del Cretaceo, svilupparono abitudini di scogliera e furono tra i principali organismi a costituire barriere nei mari di fine Mesozoico. Non si sa effettivamente se le rudiste fossero veri e propri organismi costruttori, ma di certo l’habitat era quello di barriera. Questi animali furono tra i molti gruppi ad estinguersi alla fine del Cretaceo. Altri molluschi che scomparvero in quell’estinzione di massa furono gli inocerami (Inoceramus).

mercoledì 27 gennaio 2021

Dinosauri: Il Protoceratops

Il Protoceratops (che significa “primo muso fornito di corno”), era un dinosauro erbivoro di piccole dimensioni, 1,8 m di lunghezza e 1 m di altezza, più o meno come un cane di grossa taglia o come un vitello. Nonostante l'aspetto minaccioso, a causa della testa imponente, del muso aguzzo a becco (simile a quello dei pappagalli), del grande collare sulle spalle, si cibava esclusivamente di vegetali.
Il corpo, pesante e tozzo, terminava in una lunga e spessa coda. Era un quadrupede, capace di raggiungere una discreta velocità. È considerato l'antenato di tutti i ceratopsidi, vissuto nel Cretaceo superiore circa 110-70 milioni di anni fa, in Mongolia.

sabato 28 novembre 2020

Paleontologia: L'Elefante Nano

Elephans falconerii - Museo civico Naturalistico Milano
Gli elefanti nani sono membri preistorici dell'ordine Proboscidea, che, tramite il processo di speciazione allopatrica, sono andati evolvendosi riducendo la taglia rispetto alla specie da cui si sono originati.
Resti fossili di elefanti nani sono stati rinvenuti su varie isole del Mediterraneo: Cipro, Malta, Creta, Sicilia, Sardegna, Dodecaneso, Cicladi. Al di fuori del Mediterraneo, resti di elefanti nani sono stati rinvenuti a Flores, Sulawesi, Timor ed altre piccole isole della Sonda.
Durante il Pleistocene, le isole del Mediterraneo ospitavano numerose specie di elefanti, generalmente ascritte al sottogenere Palaeoloxodon, derivate dalla specie continentale Elephas antiquus. Fa eccezione il mammut nano sardo (Mammuthus lamarmorae) che era l'unico elefante endemico del Mediterraneo appartenente alla famiglia dei mammut, anche se recenti ricerche sul DNA[senza fonte] hanno messo in luce una possibile appartenenza a questo gruppo anche per l'Elephas creticus; tali ricerche sono state smentite però nel 2007.

Durante i periodi di abbassamento del livello del mare, corrispondenti alle glaciazioni, le isole potevano agevolmente venire colonizzate nuovamente da elefanti provenienti dal continente, dando vita a sempre nuove specie (o sottospecie) anche sulla medesima isola. I vari elefanti nani differivano tassonomicamente anche da isola a isola, come da esempio nell'arcipelago delle Cicladi.
Il Mammut sardo è un piccolo proboscidato vissuto in Sardegna e probabilmente anche in Corsica durante il Pleistocene. In vita non doveva superare i 150 cm al garrese. È specie endemica, probabilmente discendente dall'antenato continentale Mammuthus trogontherii. A differenza degli elefanti nani presenti nelle altre isole del Mediterraneo, considerati paleoxodontini e imparentati con l'Elephas falconeri, l'Elephas cypriote e l'Elephas chaniensis, il mammut sardo, oltre ad essere l'unico mammut endemico d'Italia, è stato ritrovato sin dal XIX secolo in diverse zone dell'Isola di Sardegna. Resti fossili furono rinvenuti ad Alghero (Tramariglio), Gonnesa(CI)(Funtana Morimenta), Sinis (OR) (Capo San Marco). Purtroppo i resti fossili di questo animale sono piuttosto frammentari, infatti oltre a sporadici ritrovamenti di denti isolati, l'unico esemplare di cui possediamo parte dello scheletro è quello ritrovato presso Gonnesa alla fine del 1800. Di esso sono stati recuparati alcuni frammenti degli arti, del bacino, alcune vertebre, costole e la mandibola. Parte dei resti è andata dispersa, altri sono finiti in musei esteri ed altri ancora in musei italiani. I calchi di buona parte delle ossa ritrovate a Gonnesa sono oggi esposti nel Museo PAS di Carbonia.
Per saperne di più: http://it.wikipedia.org/wiki/Elefante_nano

venerdì 27 novembre 2020

Paleontologia: Dinosauri in Italia - Contiene Video

Di Kabacchi - Unnamedsaurus - 01Uploaded by FunkMonk, CC BY 2.0, https://commons.wikimedia.org/w/index.php?curid=8385179

Documentario scoperto su Youtube. Lo riporto così come trovato. Mi è sembrato molto interessante. Spero vi piaccia.

Il documentario sul ritrovamento di orme di dinosauri in Trentino che aprì una stagione di scoperte sui dinosauri in Italia (si ringraziano la Provincia autonoma di Trento e il Museo Tridentino di Scienze Naturali). Per approfondire: http://www.focus.it/scienza/video-sul... e, su Focus di agosto, il reportage completo dal giacimento di orme fossili in Camerun e le nuove ipotesi sulle abitudini sociali dei dinosauri.



domenica 19 luglio 2020

Biosfera - Stromatoliti - Bindstone

Le stromatoliti (Bindstone) sono strutture sedimentarie, appartenenti al gruppo dei calcari non particellari biocostruiti, finemente laminate dovute all'attività di microrganismi fotosintetici bentonici come procarioti (ad esempio cianobatteri) e anche microscopiche alghe eucariotiche.


Le stromatoliti si formano per intrappolamento periodico nella mucillagine prodotta da alghe azzurre e/o batteri, di sedimento particellare molto fine, costituito in prevalenza da fango carbonatico. Dopo che il primo tappeto algale ha fissato le particelle del sedimento sulla sua superficie gelatinosa, fino ad essere completamente coperto, i filamenti algali si sviluppano al di sopra e formano così un altro tappeto.
Così facendo si forma una successione di livelli alternati di sostanza organica con altri ricchi di sedimento. A causa dei processi diagenetici, raramente si conservano i resti delle microalghe e la laminazione è l'unica testimonianza della loro attività. La morfologia delle stromatoliti è molto variabile, da lamine piano-parallele ad ondulate, fino a mammellonari e colonnari, a seconda del tipo di alghe o batteri che le costituiscono e delle condizioni ambientali. In ambiente con elevata energia delle acque, i tappeti algali possono formare involucri concentrici intorno ad oggetti ("nuclei") sottoposti a rotolamento continuo per opera di onde e correnti, dando origine ad oggetti isolati chiamati oncoliti, che costituiscono un caso particolare di stromatolite.


Le stromatoliti più antiche risalgono a circa 3.500 milioni di anni fa e sono ampiamente diffuse in tutto il Precambriano. Tra le più note, quelle rinvenute nella Gunflint Iron Formation in Canada, risalenti a circa 2 miliardi di anni fa.
 


Nell'Archeano le stromatoliti sono piuttosto rare e strutturalmente semplici; diventano abbondanti e diversificate nel Proterozoico. Le stromatoliti diminuirono in modo definitivo circa 680 milioni di anni fa; si verificò una modesta ripresa solo nel passaggio Cambriano-Ordoviciano. Tale declino è attribuibile alla comparsa dei primi metazoi brucatori e degli organismi fossatori che bioturbavano la tessitura delle lamine.


In Italia sono abbastanza frequenti nelle formazioni del Cambriano inferiore della Sardegna e triassiche delle Alpi e dell'Appennino, in ambiente di piattaforma carbonatica; non sono mai state segnalate in rocce di epoca precambriana.


Attualmente le stromatoliti si formano in ambienti marini marginali di piana di marea, nella zona intertidale a salinità normale od elevata ma anche in ambienti subtidali di alcune aree dell'Australia, della Florida, delle Bahamas e del Golfo Persico. Queste strutture sono presenti diffusamente anche in ambiente lacustre, soprattutto in clima temperato-tropicale, come prodotto dell'attività batterica.
Hanno un importante significato paleoambientale e, almeno nel Fanerozoico, sono dei buoni indicatori di ambienti di acque basse ad elevatà stabilità ambientale. Quelle attuali sono morfologicamente diverse da quelle del Proterozoico.

Fonte Testo: Wikipedia
Fonte Immagini: Google immagini

domenica 14 giugno 2020

Biosfera - I Denti dello Squalo

La caratteristica dentatura dello squalo è pur'essa costituita da dentelli come quelli che costituiscono la pelle, ma più specializzati ed ancorati mediante tessuto connettivo. I denti, essendo sottoposti a forte usura vengono costantemente sostituiti. L'arco dentario è infatti costituito da tre o quattro file di denti che avanzano e si dispongono all'utilizzo via via che l'animale ne abbisogna. Di conseguenza alcuni squali possono arrivare a perdere e sostituire ben 30.000 denti nella loro vita. Tutti gli squali posseggono queste file multiple di denti lungo le sommità delle mascelle superiore ed inferiore. Denti nuovi crescono continuamente in una fossetta subito dentro la bocca e si spostano dall'interno verso l'esterno su di una sorta di nastro trasportatore formato dalla pelle dove i denti stessi sono ancorati. In alcune specie di squalo le file si rinnovano ogni 10 giorni, in altre possono durare diversi mesi prima di essere sostituite. Le file inferiori sono usate principalmente per trattenere la preda, mentre le superiori effettuano il vero e proprio taglio. Proprio la dentatura dello squalo evidenzia le sue abitudini alimentari. La forma e la disposizione dei denti indicano infatti quale preda visita più spesso le mandibole del predatore. Denti aguzzi e fitti, come quelli dello squalo toro (Carcharias taurus), sono specializzati nella cattura di pesci di piccola dimensione; quelli tozzi e larghi, ad esempio quelli che si trovano nelle fauci dello squalo tigre (Galeocerdo cuvier), sono invece idonei alla consumazione dei crostacei più coriacei.
Dente di C. megalodon (AGASSIZ, 1843) rinvenuto nel deserto di Atacama (Miocene)

Size comparison of Carcharodon carcharias (Great White Shark, 6m), Rhincodon typus (Whale Shark, 12m) and conservative/maximum estimates of the largest known adult size of Carcharodon megalodon (16-20m), with a human Homo sapiens.

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