Visualizzazione post con etichetta Fossili. Mostra tutti i post
Visualizzazione post con etichetta Fossili. Mostra tutti i post

venerdì 9 gennaio 2026

Le Stromatoliti - (In breve)

Sezione di Stromatolite
Le stromatoliti sono formazioni rocciose stratificate di origine biologica che si sono sviluppate grazie all'attività di comunità microbiche fotosintetiche. Queste formazioni sono costituite principalmente da strati di sedimenti organici e inorganici che si accumulano nel corso del tempo, dando origine a una struttura laminata.

Le stromatoliti si formano attraverso un processo complesso che coinvolge una serie di interazioni tra i microorganismi fotosintetici e l'ambiente circostante. Inizialmente, i batteri e i cianobatteri fotosintetici si colonizzano su superfici solide come rocce o detriti, formando una sottile pellicola microbica chiamata biofilm. Questo biofilm funge da trappola per particelle di sedimenti, come sabbia e fango, che si accumulano sulla superficie. Nel corso del tempo, il biofilm si sviluppa in altezza a causa della crescita dei microorganismi e della sedimentazione dei materiali circostanti.

Uno dei processi chiave nella formazione delle stromatoliti è la precipitazione di minerali, in particolare carbonato di calcio, all'interno del biofilm. I microorganismi fotosintetici, attraverso la fotosintesi, rimuovono il biossido di carbonio dall'acqua circostante e lo convertono in carbonato di calcio, che precipita sotto forma di cristalli all'interno del biofilm. Questa precipitazione di minerali contribuisce alla solidificazione e alla crescita della struttura delle stromatoliti.


Stromatoliti attuali . Australia

Le stromatoliti possono assumere diverse forme e dimensioni a seconda delle condizioni ambientali. Possono essere coniche, a cuscino o a forma di colonna, e possono raggiungere altezze considerevoli. Le stromatoliti moderne si trovano spesso in ambienti estremi, come laghi molto salati o aree con una scarsa presenza di ossigeno, dove la competizione con altri organismi è ridotta. Queste condizioni estreme favoriscono la crescita dei microorganismi fotosintetici e la formazione di strutture stromatolitiche.

Le stromatoliti sono importanti per diversi motivi. Prima di tutto, sono tra i primi reperti fossili di vita sulla Terra e forniscono un'importante finestra sulla storia della vita e sull'evoluzione dei microorganismi. I reperti fossili di stromatoliti risalgono a oltre 3,5 miliardi di anni fa, durante l'era Archeana, e testimoniano l'esistenza di organismi fotosintetici molto antichi.

Inoltre, le stromatoliti svolgono un ruolo ecologico significativo negli ecosistemi acquatici. Le strutture delle stromatoliti offrono rifugi e habitat per una vasta gamma di organismi, inclusi altri batteri, alghe, invertebrati e persino piccoli pesci. Le stromatoliti forniscono superfici adatte per l'adesione di organismi, creando microambiente diversificati all'interno dell'ecosistema acquatico.

Le stromatoliti svolgono anche un ruolo importante nel ciclo del carbonio e nella regolazione del clima terrestre. Durante il processo di fotosintesi, i microorganismi fotosintetici assorbono il biossido di carbonio (CO2) dall'atmosfera e lo utilizzano per produrre materia organica. Parte di questa materia organica viene sepolta e conservata nelle strutture delle stromatoliti, contribuendo alla formazione di depositi di carbonato di calcio. Questi depositi di calcare sono importanti serbatoi di carbonio a lungo termine, che possono influenzare la concentrazione di CO2 nell'atmosfera e quindi il clima terrestre nel corso di milioni di anni.

Studiare le stromatoliti fornisce agli scienziati un'opportunità unica di comprendere l'evoluzione della vita sulla Terra e le interazioni tra organismi e ambiente. Attraverso l'analisi dei reperti fossili di stromatoliti, gli scienziati possono ottenere informazioni sulle condizioni ambientali del passato, come la temperatura, la salinità e la composizione chimica dell'acqua. Possono anche studiare la diversità microbica all'interno delle stromatoliti, esplorando le varie specie di batteri e cianobatteri che hanno contribuito alla formazione di queste strutture.

Inoltre, lo studio delle stromatoliti ha implicazioni più ampie per la ricerca della vita su altri pianeti e luoghi del nostro universo. Poiché le stromatoliti si formano attraverso processi biologici, la presenza di strutture simili su altri corpi celesti potrebbe indicare la presenza passata o presente di vita. Pertanto, l'analisi delle stromatoliti sulla Terra può fornire utili indicazioni e modelli per la ricerca di vita su Marte, Europa (una luna di Giove) e altri luoghi potenzialmente abitabili nel sistema solare e oltre.

In sintesi, le stromatoliti sono formazioni rocciose stratificate di origine biologica che si sono sviluppate grazie all'attività di comunità microbiche fotosintetiche. Queste strutture offrono importanti informazioni sulla storia della vita sulla Terra, contribuiscono alla biodiversità degli ecosistemi acquatici, giocano un ruolo nel ciclo del carbonio e potrebbero fornire indizi sulla presenza di vita in altri ambienti del nostro universo. Lo studio delle stromatoliti è fondamentale per comprendere l'origine, l'evoluzione e l'interazione della vita con il suo ambiente.

sabato 2 agosto 2025

Diatomite - Farina fossile

Diatomite

La farina fossile o Diatomite (o sabbia di diatomee o terra diatomacea o diatomite o kieselgur) è una roccia sedimentaria organogena silicea. Essa è il residuo fossile di microscopiche alghe della famiglia delle diatomee.
La composizione chimica vede una elevata percentuale di carbonato di calcio e diossido di silicio, dipendentemente dalla collocazione geografica e della storia geologica del suddetto residuo.


Utilizzi
Il suo alto potere imbibente ne permette un larghissimo uso in campo scientifico e tecnico; due importanti esempi sono nella produzione della dinamite e in particolari analisi di tipo cromatografico per le quali ne vengono usate varianti caratterizzate da minime dimensioni delle particelle ed elevata purezza in silicati.
Nei laboratori clinici viene utilizzata nel test di tromboplastina parziale attivata, per valutare la funzionalità di alcune componenti della cascata della coagulazione.
Viene usata anche in enologia durante la filtrazione come coadiuvante nonché come mezzo filtrante in diverse applicazioni (ad esempio per l'acqua potabile).
Da Wikipedia, l'enciclopedia libera.




Diatomaceous earth also known as D.E., diatomite, or kieselgur/kieselguhr, is a naturally occurring, soft, siliceous sedimentary rock that is easily crumbled into a fine white to off-white powder. It has a particle size ranging from less than 1 micrometre to more than 1 millimeter, but typically 10 to 200 micrometres. This powder has an abrasive feel, similar topumice powder, and is very light as a result of its high porosity. The typical chemical composition of oven-dried diatomaceous earth is 80 to 90% silica, with 2 to 4% alumina (attributed mostly to clay minerals) and 0.5 to 2% iron oxide.
Diatomaceous earth consists of fossilized remains of diatoms, a type of hard-shelled algae. It is used as a filtration aid, mild abrasive, mechanical insecticide, absorbent for liquids, matting agent for coatings, reinforcing filler in plastics and rubber, anti-block in plastic films, porous support for chemical catalysts, cat litter, activator in blood clotting studies, and a stabilizing component of dynamite. As it is heat-resistant, it can also be used as a thermal insulator.
Diatomite layers over clay and under sands. Diatomite is formed by the accumulation of diatoms, a single-celled organism with a silica structure. Diatomite signifies a quiet lake environment will little sediment input as it takes a long time for the diatoms to accumulate.
Diatomee

martedì 28 maggio 2024

Meganeura monyi - (Libellula gigante)

Ricostruzione artistica di Meganeura monyi
La meganeura (Meganeura monyi) era un insetto preistorico vissuto nel Carbonifero, circa 300 milioni di anni fa.

Fossile di Meganeura monyi
L'aspetto di questo animale ricordava moltissimo quello di una libellula, ma le sue dimensioni erano gigantesche: con un'apertura alare di 75 centimetri ed una lunghezza di 50 si tratta forse del più grande insetto mai apparso sulla Terra (anche se la specie del Permiano Meganeuropsis permiana è un altro buon candidato). La meganeura era un predatore, che si cibava probabilmente di piccoli anfibi e altri insetti. 
Controversie sono sorte sulla questione di come gli insetti del periodo Carbonifero fossero stati capaci di diventare così grandi. Il modo in cui l'ossigeno viene diffuso attraverso il sistema respiratorio tracheale pone un limite massimo alla taglia corporea, che però gli insetti carboniferi sembrano aver ben oltrepassato.

Infografica sulle dimensioni della Meganeura paragonate all'uomo
Dapprima fu proposto che la meganeura potesse volare perché a quel tempo, nell'atmosfera, era presente più ossigeno dell'attuale venti per cento. Questa teoria fu abbandonata dagli scienziati successivi, ma ha ritrovato credito più di recente grazie a ulteriori studi nella relazione tra gigantismo e disponibilità d'ossigeno. Se questa teoria fosse corretta, questi insetti giganti sarebbero stati pericolosamente suscettibili ai livelli di ossigeno improvvisamente decrescenti, e certamente non sarebbero potuti sopravvivere nella nostra atmosfera.

sabato 17 giugno 2023

Bolca - Un Paleosito Italiano



Bolca è conosciuta in tutto il mondo per i prestigiosi fossili (piante e pesci) dell'Era Terziaria (Eocene Medio, circa 50 milioni di anni), riportati alla luce in diverse località del suo territorio, le più famose delle quali sono la Pessàra, il Postale, il Vegroni, il monte Purga e lo Spilecco.
Nell’ultimo mezzo millennio questi straordinari esemplari, unici per la varietà e lo stato di conservazione, hanno conquistato scienziati, studiosi, geologi e paleontologi, ma anche capi di stato, papi, uomini di governo ed ambasciatori, e sono andati ad arricchire i più prestigiosi Musei di Scienze Naturali d’Italia e del mondo (Parigi, Londra, Vienna, Monaco di Baviera, Budapest, Edimburgo, Dublino, Zurigo, New York, Washington, Mosca solo per citarne alcuni) ed innumerevoli collezioni private (tra le più antiche ricordiamo quelle di G. Fracastoro, F. Calceolari, Papa Sisto V, L. Moscardo, S. Maffei, Gazzola, Canossa, Séguier, etc.).
Grandi studiosi hanno esaminato e scritto dei fossili di Bolca da cinquecento anni a questa parte e continuano ancora a farlo per trovare risposta a vecchi e nuovi interrogativi sulla storia della terra e sull’evoluzione delle specie. Per questo giungono ancora oggi a Bolca da tutto il mondo.
Ogni anno sono decine di migliaia le persone, numerose dall’estero, che vengono a visitare il Museo dei Fossili, la casa-museo della famiglia Cerato, le cave del Postale e della Pessàra; molti gli studenti (quindicimila circa) che effettuano l’annuale gita scolastica sui monti della Val d’Alpone, compiendo un sorprendente, quanto affascinante percorso nel tempo.



 
Ceratoichthys pinnatiformis - Bolca - Italia



Per saperne di più: Museo dei fossili di Bolca

venerdì 19 maggio 2023

Paleontologia: Tetracoralli o Rugosa

Tavola di Ernst Haeckel raffigurante i fossili di tetracoralli.

L'ordine dei Rugosa o dei Tetracoralli è un ordine estinto di coralli abbondanti nell'Ordoviciano fino al tardo Permiano.

Fanno parte del phylum Coelentarata e possono essere solitari o aggregati in colonie. La denominazione "rugosa" riferisce l'aspetto della teca esterna.
Questi celenterati presentavano un proprio scheletro con parete, detta muraglia, da cui si dipartivano verso il centro delle lame raggiate, dette comunemente setti. Dallo studio degli esemplari fossili risulta che un individuo adulto presentava un setto cardinale che, con il setto opposto, formava il piano di simmetria e due setti laterali, detti anche metasetti. L'insieme di questi quattro setti primari determinava la disposizione tetramerale, loro caratteristica peculiare.

sabato 1 aprile 2023

Paleontologia: Elasmosaurus platyurus - Plesiosauro

Elasmosaurus platyurus in the Rocky Mountain Dinosaur Resource Center in Woodland Park, Colorado
L'elasmosauro (Elasmosaurus platyurus) è un rettile marino estinto, appartenente ai plesiosauri. Visse nel Cretaceo superiore (Campaniano, circa 80 milioni di anni fa) e i suoi resti fossili sono stati ritrovati in Nordamerica (Kansas). È uno dei plesiosauri dal collo più lungo.
Questo animale poteva raggiungere una lunghezza di circa 14 metri e un peso di circa due tonnellate; era quindi uno dei plesiosauri più grandi. L'enorme collo allungato possedeva 71 vertebre cervicali (un caso eccezionale anche tra i plesiosauri) e, diversamente dai suoi stretti parenti, la premascella era dotata di sei denti. Il cranio doveva essere relativamente piatto, con una quantità di lunghi denti appuntiti. Le mandibole erano unite all'estremità anteriore nella zona tra il quarto e il quinto dente. Le vertebre cervicali appena dopo il cranio erano lunghe e basse, e possedevano creste longitudinali laterali. Come la maggior parte delle forme simili (gli elasmosauridi), anche Elasmosaurus possedeva tre vertebre pettorali, mentre la coda era dotata di almeno 18 vertebre.
Per saperne di più: Elasmosaurus platyurus 
Ricostruzione e dimensioni di Elasmosaurus, in confronto a un uomo

sabato 4 febbraio 2023

Denti di Squalo

La caratteristica dentatura dello squalo è pur'essa costituita da dentelli come quelli che costituiscono la pelle, ma più specializzati ed ancorati mediante tessuto connettivo. I denti, essendo sottoposti a forte usura vengono costantemente sostituiti. L'arco dentario è infatti costituito da tre o quattro file di denti che avanzano e si dispongono all'utilizzo via via che l'animale ne abbisogna. Di conseguenza alcuni squali possono arrivare a perdere e sostituire ben 30.000 denti nella loro vita. Tutti gli squali posseggono queste file multiple di denti lungo le sommità delle mascelle superiore ed inferiore. Denti nuovi crescono continuamente in una fossetta subito dentro la bocca e si spostano dall'interno verso l'esterno su di una sorta di nastro trasportatore formato dalla pelle dove i denti stessi sono ancorati. In alcune specie di squalo le file si rinnovano ogni 10 giorni, in altre possono durare diversi mesi prima di essere sostituite. Le file inferiori sono usate principalmente per trattenere la preda, mentre le superiori effettuano il vero e proprio taglio. Proprio la dentatura dello squalo evidenzia le sue abitudini alimentari. La forma e la disposizione dei denti indicano infatti quale preda visita più spesso le mandibole del predatore. Denti aguzzi e fitti, come quelli dello squalo toro (Carcharias taurus), sono specializzati nella cattura di pesci di piccola dimensione; quelli tozzi e larghi, ad esempio quelli che si trovano nelle fauci dello squalo tigre (Galeocerdo cuvier), sono invece idonei alla consumazione dei crostacei più coriacei.
Dente di C. megalodon (AGASSIZ, 1843) rinvenuto nel deserto di Atacama (Miocene)

Size comparison of Carcharodon carcharias (Great White Shark, 6m), Rhincodon typus (Whale Shark, 12m) and conservative/maximum estimates of the largest known adult size of Carcharodon megalodon (16-20m), with a human Homo sapiens.

lunedì 26 luglio 2021

Megalodon - Il più grande squalo di tutti i tempi.


Il megalodonte (Carcharodon megalodon o Carcharocles megalodon Louis Agassiz, 1843) è una specie estinta di squalo di notevoli dimensioni, noto per i grandi denti fossili, alcuni dei quali ritrovati anche in Sardegna. Il nome scientifico megalodon deriva dal greco e significa appunto "grande dente". I fossili di C. megalodon si trovano in sedimenti dall'Eocene al Pliocene (tra 55 e 1,8 milioni di anni fa).
La classificazione è oggetto di dibattito scientifico tra gli esperti. In passato questo animale è stato classificato nel genere Carcharodon, come l'attuale squalo bianco. Nel 1995 il nuovo genere Carcharocles (appartenente alla famiglia Otodontidae) fu proposto per classificare l'animale. Molti paleontologi ora appoggiano quest'ultima teoria.


È stato considerato un parente stretto del più noto, e tuttora vivente, grande Squalo bianco (Carcharodon carcharias), soprattutto per la grande somiglianza nella forma e nella struttura dei denti. Tuttavia, un numero crescente di ricercatori sta mettendo in discussione questo legame, abbracciando l'ipotesi che sia invece l'evoluzione convergente il motivo per cui squalo bianco e C. megalodon hanno una dentatura tanto simile. In ogni caso, l'aspetto e le dimensioni del C. megalodon sono ricostruiti proprio a partire da questa somiglianza.


Le dimensioni dei fossili ritrovati (per lo più denti lunghi fino a 17 cm, anche se pare siano stati ritrovati denti di 20 cm) fanno pensare ad un animale la cui lunghezza avrebbe potuto raggiungere i 18 metri. Le stime sul peso indicano che poteva raggiungere le 50-60 tonnellate.

Basandosi sul metabolismo dello squalo bianco, si pensa che il C. megalodon avesse bisogno di mangiare in media un quinto del suo peso ogni giorno, cioè 8 tonnellate di carne. Possedeva un’apertura della mascella superiore ai 2 metri e pare che la sua dieta potesse includere anche le grandi balene.


domenica 7 febbraio 2021

Scienze della Terra: Stromatoliti - Bindstone

Le stromatoliti (Bindstone) sono strutture sedimentarie, appartenenti al gruppo dei calcari non particellari biocostruiti, finemente laminate dovute all'attività di microrganismi fotosintetici bentonici come procarioti (ad esempio cianobatteri) e anche microscopiche alghe eucariotiche.


Le stromatoliti si formano per intrappolamento periodico nella mucillagine prodotta da alghe azzurre e/o batteri, di sedimento particellare molto fine, costituito in prevalenza da fango carbonatico. Dopo che il primo tappeto algale ha fissato le particelle del sedimento sulla sua superficie gelatinosa, fino ad essere completamente coperto, i filamenti algali si sviluppano al di sopra e formano così un altro tappeto.
Così facendo si forma una successione di livelli alternati di sostanza organica con altri ricchi di sedimento. A causa dei processi diagenetici, raramente si conservano i resti delle microalghe e la laminazione è l'unica testimonianza della loro attività. La morfologia delle stromatoliti è molto variabile, da lamine piano-parallele ad ondulate, fino a mammellonari e colonnari, a seconda del tipo di alghe o batteri che le costituiscono e delle condizioni ambientali. In ambiente con elevata energia delle acque, i tappeti algali possono formare involucri concentrici intorno ad oggetti ("nuclei") sottoposti a rotolamento continuo per opera di onde e correnti, dando origine ad oggetti isolati chiamati oncoliti, che costituiscono un caso particolare di stromatolite.


Le stromatoliti più antiche risalgono a circa 3.500 milioni di anni fa e sono ampiamente diffuse in tutto il Precambriano. Tra le più note, quelle rinvenute nella Gunflint Iron Formation in Canada, risalenti a circa 2 miliardi di anni fa.
 


Nell'Archeano le stromatoliti sono piuttosto rare e strutturalmente semplici; diventano abbondanti e diversificate nel Proterozoico. Le stromatoliti diminuirono in modo definitivo circa 680 milioni di anni fa; si verificò una modesta ripresa solo nel passaggio Cambriano-Ordoviciano. Tale declino è attribuibile alla comparsa dei primi metazoi brucatori e degli organismi fossatori che bioturbavano la tessitura delle lamine.


In Italia sono abbastanza frequenti nelle formazioni del Cambriano inferiore della Sardegna e triassiche delle Alpi e dell'Appennino, in ambiente di piattaforma carbonatica; non sono mai state segnalate in rocce di epoca precambriana.


Attualmente le stromatoliti si formano in ambienti marini marginali di piana di marea, nella zona intertidale a salinità normale od elevata ma anche in ambienti subtidali di alcune aree dell'Australia, della Florida, delle Bahamas e del Golfo Persico. Queste strutture sono presenti diffusamente anche in ambiente lacustre, soprattutto in clima temperato-tropicale, come prodotto dell'attività batterica.
Hanno un importante significato paleoambientale e, almeno nel Fanerozoico, sono dei buoni indicatori di ambienti di acque basse ad elevatà stabilità ambientale. Quelle attuali sono morfologicamente diverse da quelle del Proterozoico.

Fonte Testo: Wikipedia
Fonte Immagini: Google immagini

sabato 30 gennaio 2021

Rudiste - Ippuriti



Colonia fossile di Rudiste
Le rudiste (Rudistes), note anche come ippuritoidi (Hippuritoida Newell, 1965), sono un ordine estinto di molluschi Bivalvi dalla conchiglia spessa, ineguale, quasi sempre bentonici fissi. Appaiono nel Giurassico superiore, hanno il loro apogeo nel Cretaceo e si estinguono alla fine di questo periodo nell’oceano Tetide.
Sono forme peculiari dell'ambiente di piattaforma carbonatica, nell'ambito della quale costituiscono veri e propri corpi di scogliera organogena.
La loro fissità e l'estremo adattamento agli ambienti di reef hanno spesso fatto perdere alle Rudiste ogni tipo di somiglianza con gli altri Bivalvi.
Le Rudiste sono caratteristiche delle facies di reef e piattaforma carbonatica della provincia mesogea in Eurasia, Africa e America; non se ne conoscono in Australia e i Diceratidi sono sconosciuti in America. Relativamente poco modificati rispetto ai bivalvi più tipici, questi ultimi appartengono all'Oxfordiano.
La conchiglia è molto spessa, ritorta, arrotondata e poco ornata, più o meno inequivalve. La valva libera è spesso opercolare.
Diceras e Heterodiceras sono frequenti nelle facies di piattaforma carbonatica del Giurassico superiore.
Nei Requienidi, la valva fissa è fortemente arrotolata, mentre la valva libera è per lo più opercolare. Nei Monopleuridi, la conchiglia è spesso dell stesso tipo, ma talvolta anche tubolare. I generi Requienia, Matheronia, Toucasia e Monopleura hanno un ruolo notevole nelle facies di tipo urgoniano.
Caprotinidi e Caprinidi sono spesso raggruppati sotto il nome di Rudiste a canali, per la presenza nel guscio di un sistema di cavità e di canali. Solitamente i Caprotinidi non hanno canali, ma semplici cavità. I Caprinidi hanno sempre un sistema di canali la cui disposizione è più o meno complicata. Policonites, Horiopleura e Caprotina (Caprotinidi), da una parte, Caprina, Plaegioptychus e Ichthyosarcolithes (Caprinidi), dall'altra, sono frequenti in Francia.
 
Le Rudiste in senso stretto (Ippuritidi e Radiolitidi) sono caratterizzate da un'estrema deformazione della conchiglia. La valva fissa è cilindro-conica o a forma di cono più o meno appiattito. La valva libera, piatta, è opercolare. Gli Ippuritidi hanno una valva libera piatta, percorsa da pori e che può presentare due piccole aperture, gli "osculi". La valva fissa è conica o cilindro-conica, liscia o con costolature, con tre solchi longitudinali che corrispondono interiormente a tre pieghe del guscio: la cresta del legamento e i "pilastri". Vi sono opinioni diverse sul ruolo dei "pilastri", dato che i moderni Bivalvi ne sono tutti sprovvisti. Gli ippuriti compaiono con tutte le loro caratteristiche nel Turoniano e in seguito si modificano poco. Sono organismi coloniali che vivevano in condizioni analoghe a quelle del polipi e formano dei banchi. Come fossili, gli ippuriti, sono molto utili poiché permettono di stabilire delle scale stratigrafiche locali nella regione mediterranea.
Rudiste
I Radiolitidi hanno una valva fissa conica, più o meno svasata. La valva libera è piatta o conica. Il guscio è molto spesso, con struttura celluloprismatica. L'ornamentazione è formata da creste e da collaretti trasversali o da rilievi longitidinali, o da una combinazione di entrambi. Perlopiù esistono due zone con ornamentazione un po' diversa, le "bande sifonali", assimilate ai pilastri degli ippuriti. I Radiolitidi sono esistiti dall'Aptiano-Albiano (Cretacico inferiore) fino alla fine del Cretaceo.
Le rudiste, nel corso del Cretaceo, svilupparono abitudini di scogliera e furono tra i principali organismi a costituire barriere nei mari di fine Mesozoico. Non si sa effettivamente se le rudiste fossero veri e propri organismi costruttori, ma di certo l’habitat era quello di barriera. Questi animali furono tra i molti gruppi ad estinguersi alla fine del Cretaceo. Altri molluschi che scomparvero in quell’estinzione di massa furono gli inocerami (Inoceramus).

sabato 28 novembre 2020

Paleontologia: L'Elefante Nano

Elephans falconerii - Museo civico Naturalistico Milano
Gli elefanti nani sono membri preistorici dell'ordine Proboscidea, che, tramite il processo di speciazione allopatrica, sono andati evolvendosi riducendo la taglia rispetto alla specie da cui si sono originati.
Resti fossili di elefanti nani sono stati rinvenuti su varie isole del Mediterraneo: Cipro, Malta, Creta, Sicilia, Sardegna, Dodecaneso, Cicladi. Al di fuori del Mediterraneo, resti di elefanti nani sono stati rinvenuti a Flores, Sulawesi, Timor ed altre piccole isole della Sonda.
Durante il Pleistocene, le isole del Mediterraneo ospitavano numerose specie di elefanti, generalmente ascritte al sottogenere Palaeoloxodon, derivate dalla specie continentale Elephas antiquus. Fa eccezione il mammut nano sardo (Mammuthus lamarmorae) che era l'unico elefante endemico del Mediterraneo appartenente alla famiglia dei mammut, anche se recenti ricerche sul DNA[senza fonte] hanno messo in luce una possibile appartenenza a questo gruppo anche per l'Elephas creticus; tali ricerche sono state smentite però nel 2007.

Durante i periodi di abbassamento del livello del mare, corrispondenti alle glaciazioni, le isole potevano agevolmente venire colonizzate nuovamente da elefanti provenienti dal continente, dando vita a sempre nuove specie (o sottospecie) anche sulla medesima isola. I vari elefanti nani differivano tassonomicamente anche da isola a isola, come da esempio nell'arcipelago delle Cicladi.
Il Mammut sardo è un piccolo proboscidato vissuto in Sardegna e probabilmente anche in Corsica durante il Pleistocene. In vita non doveva superare i 150 cm al garrese. È specie endemica, probabilmente discendente dall'antenato continentale Mammuthus trogontherii. A differenza degli elefanti nani presenti nelle altre isole del Mediterraneo, considerati paleoxodontini e imparentati con l'Elephas falconeri, l'Elephas cypriote e l'Elephas chaniensis, il mammut sardo, oltre ad essere l'unico mammut endemico d'Italia, è stato ritrovato sin dal XIX secolo in diverse zone dell'Isola di Sardegna. Resti fossili furono rinvenuti ad Alghero (Tramariglio), Gonnesa(CI)(Funtana Morimenta), Sinis (OR) (Capo San Marco). Purtroppo i resti fossili di questo animale sono piuttosto frammentari, infatti oltre a sporadici ritrovamenti di denti isolati, l'unico esemplare di cui possediamo parte dello scheletro è quello ritrovato presso Gonnesa alla fine del 1800. Di esso sono stati recuparati alcuni frammenti degli arti, del bacino, alcune vertebre, costole e la mandibola. Parte dei resti è andata dispersa, altri sono finiti in musei esteri ed altri ancora in musei italiani. I calchi di buona parte delle ossa ritrovate a Gonnesa sono oggi esposti nel Museo PAS di Carbonia.
Per saperne di più: http://it.wikipedia.org/wiki/Elefante_nano

domenica 19 luglio 2020

Biosfera - Stromatoliti - Bindstone

Le stromatoliti (Bindstone) sono strutture sedimentarie, appartenenti al gruppo dei calcari non particellari biocostruiti, finemente laminate dovute all'attività di microrganismi fotosintetici bentonici come procarioti (ad esempio cianobatteri) e anche microscopiche alghe eucariotiche.


Le stromatoliti si formano per intrappolamento periodico nella mucillagine prodotta da alghe azzurre e/o batteri, di sedimento particellare molto fine, costituito in prevalenza da fango carbonatico. Dopo che il primo tappeto algale ha fissato le particelle del sedimento sulla sua superficie gelatinosa, fino ad essere completamente coperto, i filamenti algali si sviluppano al di sopra e formano così un altro tappeto.
Così facendo si forma una successione di livelli alternati di sostanza organica con altri ricchi di sedimento. A causa dei processi diagenetici, raramente si conservano i resti delle microalghe e la laminazione è l'unica testimonianza della loro attività. La morfologia delle stromatoliti è molto variabile, da lamine piano-parallele ad ondulate, fino a mammellonari e colonnari, a seconda del tipo di alghe o batteri che le costituiscono e delle condizioni ambientali. In ambiente con elevata energia delle acque, i tappeti algali possono formare involucri concentrici intorno ad oggetti ("nuclei") sottoposti a rotolamento continuo per opera di onde e correnti, dando origine ad oggetti isolati chiamati oncoliti, che costituiscono un caso particolare di stromatolite.


Le stromatoliti più antiche risalgono a circa 3.500 milioni di anni fa e sono ampiamente diffuse in tutto il Precambriano. Tra le più note, quelle rinvenute nella Gunflint Iron Formation in Canada, risalenti a circa 2 miliardi di anni fa.
 


Nell'Archeano le stromatoliti sono piuttosto rare e strutturalmente semplici; diventano abbondanti e diversificate nel Proterozoico. Le stromatoliti diminuirono in modo definitivo circa 680 milioni di anni fa; si verificò una modesta ripresa solo nel passaggio Cambriano-Ordoviciano. Tale declino è attribuibile alla comparsa dei primi metazoi brucatori e degli organismi fossatori che bioturbavano la tessitura delle lamine.


In Italia sono abbastanza frequenti nelle formazioni del Cambriano inferiore della Sardegna e triassiche delle Alpi e dell'Appennino, in ambiente di piattaforma carbonatica; non sono mai state segnalate in rocce di epoca precambriana.


Attualmente le stromatoliti si formano in ambienti marini marginali di piana di marea, nella zona intertidale a salinità normale od elevata ma anche in ambienti subtidali di alcune aree dell'Australia, della Florida, delle Bahamas e del Golfo Persico. Queste strutture sono presenti diffusamente anche in ambiente lacustre, soprattutto in clima temperato-tropicale, come prodotto dell'attività batterica.
Hanno un importante significato paleoambientale e, almeno nel Fanerozoico, sono dei buoni indicatori di ambienti di acque basse ad elevatà stabilità ambientale. Quelle attuali sono morfologicamente diverse da quelle del Proterozoico.

Fonte Testo: Wikipedia
Fonte Immagini: Google immagini

domenica 14 giugno 2020

Biosfera - I Denti dello Squalo

La caratteristica dentatura dello squalo è pur'essa costituita da dentelli come quelli che costituiscono la pelle, ma più specializzati ed ancorati mediante tessuto connettivo. I denti, essendo sottoposti a forte usura vengono costantemente sostituiti. L'arco dentario è infatti costituito da tre o quattro file di denti che avanzano e si dispongono all'utilizzo via via che l'animale ne abbisogna. Di conseguenza alcuni squali possono arrivare a perdere e sostituire ben 30.000 denti nella loro vita. Tutti gli squali posseggono queste file multiple di denti lungo le sommità delle mascelle superiore ed inferiore. Denti nuovi crescono continuamente in una fossetta subito dentro la bocca e si spostano dall'interno verso l'esterno su di una sorta di nastro trasportatore formato dalla pelle dove i denti stessi sono ancorati. In alcune specie di squalo le file si rinnovano ogni 10 giorni, in altre possono durare diversi mesi prima di essere sostituite. Le file inferiori sono usate principalmente per trattenere la preda, mentre le superiori effettuano il vero e proprio taglio. Proprio la dentatura dello squalo evidenzia le sue abitudini alimentari. La forma e la disposizione dei denti indicano infatti quale preda visita più spesso le mandibole del predatore. Denti aguzzi e fitti, come quelli dello squalo toro (Carcharias taurus), sono specializzati nella cattura di pesci di piccola dimensione; quelli tozzi e larghi, ad esempio quelli che si trovano nelle fauci dello squalo tigre (Galeocerdo cuvier), sono invece idonei alla consumazione dei crostacei più coriacei.
Dente di C. megalodon (AGASSIZ, 1843) rinvenuto nel deserto di Atacama (Miocene)

Size comparison of Carcharodon carcharias (Great White Shark, 6m), Rhincodon typus (Whale Shark, 12m) and conservative/maximum estimates of the largest known adult size of Carcharodon megalodon (16-20m), with a human Homo sapiens.

giovedì 12 dicembre 2019

Paleontologia: Le Alveoline


Foto al microscopio ottico di una sezione di roccia in cui si può osservare un esemplare di Alveolina ellipsoidalis. Il reperto proviene dai depositi paleogenici dell'Appenino meridionale.
Le Alveoline sono foraminiferi bentonici di grandi dimensioni, con guscio porcellanaceo ed imperforato, di forma sferica, fusiforme o cilindroide.
Le dimensioni possono variare da 1mm a 10 cm. Il guscio è costituito da una muraglia calcarea compatta che si avvolge a spirale attorno ad un asse mediano, decorrente da polo a polo, con un passo più o meno costante. La muraglia periodicamente si inflette verso l'asse dando luogo a setti meridiani, diritti o variamente sinuosi.



I setti delimitano le logge meridiane. Le logge hanno complessivamente la forma di tubuli più o meno appiattiti, divisi a loro volta in loggette tubolari, per la presenza di numerosi setti secondari (septula) perpendicolari a quelli primari.

I septula sono regolari e rettilinei. Le loggette comunicano tra loro attraverso fori che si aprono immediatamente dietro o avanti al setto meridiano (canale presettale o postsettale), Il pavimento delle loggette è rivestito da un deposito calcitico, più o meno spesso detto strato basale.

Spesso è presente un ispessimento dello strato basale osservabile, in modo particolare, nella regione equatoriale del guscio. Questo fenomeno può interessare un numero variabile di spire e con intensità diversa ed è conosciuto con il nome di flosculinizzazione. Le logge meridiane nei primi giri si avvolgono secondo uno schema a "gomitolo"; successivamente assumono un andamento a spirale che diventa sempre più serrato nei giri più esterni.

Le prime Alveoline, compaiono nel Cretaceo inferiore-medio, si diffondono nel Cretaceo superiore e raggiungono la massima diffusione e varietà di specie nell'Eocene superiore. Oggi solo pochi generi vivono negli ambienti di scogliera dei mari caldi dell'Oceano pacifico.

giovedì 26 settembre 2019

Geologia - Ediacarano - Periodo geologico



Il periodo Ediacarano è il terzo e ultimo periodo geologico dell'era Neoproterozoica, subito precedente il periodo Cambriano del Paleozoico. Si estende approssimativamente fra i 635 e i 542 milioni di anni fa. Queste date sono state fissate in base a criteri di stratigrafia.
Dopo un lungo periodo di controversie tra gli studiosi sull'uso di questo termine, il periodo Ediacarano è stato ratificato nel marzo 2004 dalla International Union of Geological Sciences (IUGS) con l'annuncio ufficiale il 13 maggio 2004. Si tratta del primo nuovo periodo introdotto dopo 120 anni. Il suo nome deriva dalle colline Ediacara (derivato da una parola della lingua aborigena australiana che indica un posto vicino all'acqua), facenti parte della catena montuosa Flinders Ranges, nell'Australia meridionale.

The boundary of the Cryogenian and Ediacaran periods, distinguishable by the different colors of the glacial rocks below and the carbonate rock above.
La base di questo periodo, contrariamente all'uso corrente, non è ben definita da un particolare cambiamento nelle faune fossili. Insoliti fossili a corpo molle apparvero effettivamente nel periodo Ediacarano, ma non alla sua base, bensì relativamente tardi (580-542 milioni di anni fa). Invece, l'inizio è definito dalla comparsa di un livello di carbonato di calcio strutturalmente e chimicamente caratteristico, che indica un brusco cambiamento climatico (a conclusione della glaciazione globale precedente); i livelli di Carbonio 13 subiscono una marcata diminuzione, che indica la fine della precedente era glaciale globale del periodo Cryogeniano. Una stima ragionevolmente accettabile del limite inferiore (inizio) dell'era Ediacarana è stabilita a 635 milioni di anni fa, sulla base del decadimento di campioni di U-Pb ritrovati in Namibia e in Cina.


Le colline dell'Australia meridionale hanno fornito peculiari fossili Precambriani, raccolti dal geologo Reg Sprigg nel 1946, e studiati da Martin Glaessner a partire dal 1950. Glaessner inizialmente ritenne che queste creature fossero le versioni primitive di animali come i coralli, le pennatulacee ed alcune specie di vermi simili a quelli meglio conosciuti per i periodi seguenti (Cambriano). Nei decenni successivi, altri fossili furono trovati nell'Australia meridionale ed in numerosi affioramenti in tutti i continenti. Questi fossili oggi sono universalmente riconosciuti come biota Ediacarano. Giacimenti fossiliferi molto importanti furono trovati nell'area del Mar Bianco in Russia, nell'Africa del sud ovest, nel Canada nordorientale, e nella Terranova orientale.
Con il tempo, il biota Ediacarano, peraltro, divenne meno enigmatico. Alcuni fossili denominati Kimberella potrebbero essere dei precursori di forme Cambriane. Più di 560 milioni di anni fa, tracce di fossili simili agli attuali vermi indicano la presenza di animali simili a quelli che conosciamo oggi. In altri casi, molte delle più note creature dell'Ediacarano si presentavano sotto forma di strane creature immobili, dischi, fronde e una sorta di materassi ad aria con strutture che non hanno alcun rapporto con le forme successive. La controversia sulla natura di queste forme di vita tipiche dell'Ediacarano è così grande che qualcuno è arrivato a classificarle in 6 differenti regni biologici.
Il biota Ediacarano è talvolta denominato biota Vendiano, ma questa espressione tende a non essere più usata. Oggi si tende ad usare il nome "Ediacarano" per descrivere l'intero biota, che include diversi organismi come alghe, spugne e tutte le altre forme di vita tipiche del tardo Precambriano.
Il termine Vendobionta, anch'esso usato nel passato, non è una descrizione della fauna di Ediacara, bensì il nome di un regno separato dentro il quale molti fossili furono inseriti dal paleontologo tedesco Adolf Seilacher. Questo "regno" è tuttora oggetto di un'aspra controversia, e non ha ottenuto un'adesione da parte della maggioranza degli studiosi.

Dickinsonia Costata - Ediacariano - Australia
I fossili di Ediacara sono tra i metazoi più antichi conosciuti. Si deve però ricordare che esistono anche fossili molto più antichi, ma di organismi unicellulari. Fossili sicuramente identificati come batteri sono stati trovati in rocce risalenti a 3460 milioni di anni fa (Eone Archeano, era Paleoarcheana), mentre tracce di probabile materiale batterico sono state ritrovate e datate a più di 3600 milioni di anni fa (tardo Eoarcheano). Grafite risalente a 3800 milioni di anni fa (tardo Adeano) è stata ritrovata in metasedimenti della Groenlandia occidentale e potrebbe avere origine organica. Molti presunti antichissimi fossili, come l'Eozoon furono successivamente riconosciuti come prodotti inorganici e classificati come pseudofossili.
Il più antico candidato per le prime forme di vita multicellulare è stato ritrovato nel Texas occidentale e datato a 2000 milioni di anni fa (periodo Orosiriano dell'era Paleoproterozoica). Tracce di organismi multicellulari microscopici risalenti a 1000 milioni di anni fa (inizio del Toniano-Neoproterozoico e fine dello Steniano-Mesoproterozoico) sono state trovate in India e Australia, e di 700 milioni di anni fa (Cryogeniano) sono le prime tracce lasciate da organismi vermiformi in Cina. Esiste tuttora una grande controversia riguardo a questi presunti organismi multicellulari: essi possono essere tracce di "aggregati di cellule", ovvero colonie o confederazioni di organismi unicellulari che si muovevano simultaneamente, o ancora anomalie geologiche di natura inorganica. Il biota ediacarano è accettato come la prima sicura documentazione di vita animale da molti paleontologi.
In questo periodo geologico si assiste allo sviluppo della simmetria bilaterale come tappa fondamentale dell’evoluzione dei primi animali. Tale simmetria apparve, secondo analisi genetiche, approssimativamente tra i 573 e i 656 milioni di anni fa, ma la data precisa è ancora oggetto di dibattito. Fino a poco tempo fa, infatti, i fossili bilateri più antichi risalivano a soli 555 milioni di anni fa. Alcuni paleontologi, recentemente, hanno scoperto fossili che dimostrano l'esattezza della datazione più antica: microscopici organismi individuati in un giacimento cinese risalente a 580-600 milioni di anni fa. Questi fossili confermano non solo l'ipotesi di un'origine più antica degli animali complessi, ma dimostrano che la complessità interna comparve prima dell’aumento delle dimensioni corporee.
Nell'ottobre del 2008 gli scienziati hanno scoperto nel Nevada un'impronta di animale con zampe risalente a 570 milioni di anni fa, fatto che contrasta fortemente con le teorie secondo cui in questo periodo vi erano solo organismi viventi più semplici.

Post più visti negli ultimi 7 giorni.

Post più visti in assoluto