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giovedì 16 ottobre 2025

Breve Lezione di Scienze della Terra: I Deserti - Definizione

Merzouga - Morocco
In geografia, il deserto è definito un'area della superficie terrestre quasi o del tutto disabitata, nella quale le precipitazioni difficilmente superano i 250 millimetri l'anno e il terreno è prevalentemente arido, con scarsa o nulla vegetazione.


Tra i deserti, in base a questa definizione, vanno annoverate anche le Regioni polari, oltre alle più familiari zone aride che si incontrano alle medie e basse latitudini.

Sotto il profilo geomorfologico il deserto può comprendere montagne, altopiani o pianure ruvidi e aspri, occupando a volte bacini contornati da montagne. La superficie può essere rocciosa, ghiaiosa o sabbiosa: i paesaggi caratteristici con le dune e la sabbia spazzata dal vento sono solo uno dei tanti aspetti con cui può presentarsi un deserto.

Alternativamente la parola deserto viene utilizzata per indicare un luogo non abitato da esseri umani e scarsamente abitato da altre specie viventi: anche in base a questa definizione, i deserti comprendono i luoghi dal clima rigido, come l'Antartide e la tundra o più in generale le Regioni polari.


Elenco delle principali aree desertiche con relativa superficie in Km quadrati e localizzazione.

Nome
Area (km²) Localizzazione
Antartide 14.500.000 Antartide
Sahara 7.800.000 Africa settentrionale
Groenlandia 2.166.086 America settentrionale-Europa
Libico-Nubiano 1.770.000 Libia-Egitto-Sudan
Gran Deserto Australiano 1.520.000 Australia
Gobi 1.500.000 Cina-Mongolia
Kalahari 750 Namibia-Botswana-Sudafrica-Zimbabwe
Rub' al-Khali 700 Arabia Saudita
Deserto patagonico 670 Argentina
Deserto di Simpson o di Arunta 584 Australia
Gran Deserto Sabbioso 400 Australia
Taklamakan 400 Cina
Deserto siriano 330 Siria
Gran Deserto Victoria 320 Australia
Deserto di Sonora 311 USA- Messico
Arabico 300 Egitto
Karakum 300 Turkmenistan
Kizilkum 300 Uzbekistan-Kazakistan
Deserto di Thar o Gran Deserto 260 India-Pakistan
Deserto di Gibson 220 Australia
Deserto di Sechura 185 Perù
Atacama 132 Cile
Deserto del Nafūd 72 Arabia Saudita
Deserto del Namib 50 Namibia-Angola
Deserto del Mojave 38 USA
Deserto del Negev 17.3 Israele
Deserto Dipinto 19.4 USA
Los Médanos de Coro 91 Venezuela

martedì 23 settembre 2025

Che vuol dire - Pleistocene ?

Il nome Pleistocene deriva dal greco πλεῖστος (pleistos = "il più") e καινός (kainos = "recente"), a indicare l'epoca più recente nella storia del nostro pianeta, in quanto originariamente questa era considerata l'ultima suddivisione. In seguito fu aggiunto l'Olocene, l'epoca in cui viviamo.

Nella scala dei tempi geologici, il Pleistocene è la prima delle due epoche in cui è suddiviso il periodo Quaternario. È compreso tra 2,58 milioni di anni fa (Ma) e 11 700 anni fa, preceduto dal Pliocene, l'ultima epoca del precedente periodo del Neogene, e seguito dall'Olocene, l'epoca in cui viviamo.

Fauna del Pleistocene in Spagna - mammut lanoso, leone delle caverne che mangia una renna, cavalli selvatici, e rinoceronte lanoso

Epoca geologica che rappresenta la prima parte dell’era quaternaria o neozoica. Il termine fu introdotto dal geologo C. Lyell nel 1839 per differenziare, nell’ambito della parte alta delle formazioni terziarie, quei terreni che testimoniavano la presenza di almeno il 90% di specie tuttora viventi nella loro fauna da quelli che ne testimoniavano circa il 60% (ai quali ultimi fu dato il nome di Pliocene). Gli eventi più importanti che caratterizzano questa epoca geologica sono, da una parte, la comparsa dell’Uomo e, dall’altra, le frequenti e forti variazioni del clima che dettero luogo allo sviluppo delle glaciazioni. Gli studi sul glacialismo alpino permisero ad A. Penck ed E. Brückner di riconoscere quattro glaciazioni (Günz, Mindel, Riss, Würm) separate da tre periodi interglaciali (Günz-Mindel, Mindel-Riss, Riss-Würm). Ricerche successive hanno consentito di riconoscere le testimonianze di glaciazioni precedenti al Günz, denominate Donau e Biber. Il raffreddamento del clima, conseguente alle grandi espansioni glaciali, determinò il fenomeno dell’emigrazione delle specie, per cui in Europa si ebbe, tra l’altro, l’improvvisa comparsa di Mammiferi asiatici (Elephas, Equus, Bos).

venerdì 26 luglio 2024

Ghiacciaio Baltoro - Karakorum - Pakistan

Veduta aerea del ghiacciaio Baltoro verso est
Il Baltoro è un ghiacciaio situato in Pakistan nel gruppo montuoso del Karakorum.
Lungo circa 60 km, si estende per circa 700 km², e sbocca nella valle del Braldo a poca distanza dal villaggio di Askole, ultimo centro abitato sulla strada per il ghiacciaio.
È tra i più grandi ghiacciai vallivi al mondo, ed è attorniato da alcune delle principali vette della Terra come il K2, il Broad Peak, il Masherbrum ed il gruppo del Gasherbrum.

Il ghiacciaio Baltoro visto dalla stazione spaziale internazionale. Immagine in HD. Con annotazioni
La zona sommitale del ghiacciaio è costituita da una confluenza di più lingue glaciali provenienti da: K2 (Godwin-Austen Glacier), Broad Peak (Broad Peak Glacier), Gasherbrum (Abruzzi Glacier). Tale confluenza è chiamata piazza glaciale Concordia, a causa della somiglianza che presenta con l'omonima "piazza glaciale" presente nell'Oberland Bernese nel gruppo dell'Aletschhorn. È anche detta circo Concordia. Il ghiacciaio del Baltoro alimenta il fiume Paiju.

sabato 28 novembre 2020

Paleontologia: L'Elefante Nano

Elephans falconerii - Museo civico Naturalistico Milano
Gli elefanti nani sono membri preistorici dell'ordine Proboscidea, che, tramite il processo di speciazione allopatrica, sono andati evolvendosi riducendo la taglia rispetto alla specie da cui si sono originati.
Resti fossili di elefanti nani sono stati rinvenuti su varie isole del Mediterraneo: Cipro, Malta, Creta, Sicilia, Sardegna, Dodecaneso, Cicladi. Al di fuori del Mediterraneo, resti di elefanti nani sono stati rinvenuti a Flores, Sulawesi, Timor ed altre piccole isole della Sonda.
Durante il Pleistocene, le isole del Mediterraneo ospitavano numerose specie di elefanti, generalmente ascritte al sottogenere Palaeoloxodon, derivate dalla specie continentale Elephas antiquus. Fa eccezione il mammut nano sardo (Mammuthus lamarmorae) che era l'unico elefante endemico del Mediterraneo appartenente alla famiglia dei mammut, anche se recenti ricerche sul DNA[senza fonte] hanno messo in luce una possibile appartenenza a questo gruppo anche per l'Elephas creticus; tali ricerche sono state smentite però nel 2007.

Durante i periodi di abbassamento del livello del mare, corrispondenti alle glaciazioni, le isole potevano agevolmente venire colonizzate nuovamente da elefanti provenienti dal continente, dando vita a sempre nuove specie (o sottospecie) anche sulla medesima isola. I vari elefanti nani differivano tassonomicamente anche da isola a isola, come da esempio nell'arcipelago delle Cicladi.
Il Mammut sardo è un piccolo proboscidato vissuto in Sardegna e probabilmente anche in Corsica durante il Pleistocene. In vita non doveva superare i 150 cm al garrese. È specie endemica, probabilmente discendente dall'antenato continentale Mammuthus trogontherii. A differenza degli elefanti nani presenti nelle altre isole del Mediterraneo, considerati paleoxodontini e imparentati con l'Elephas falconeri, l'Elephas cypriote e l'Elephas chaniensis, il mammut sardo, oltre ad essere l'unico mammut endemico d'Italia, è stato ritrovato sin dal XIX secolo in diverse zone dell'Isola di Sardegna. Resti fossili furono rinvenuti ad Alghero (Tramariglio), Gonnesa(CI)(Funtana Morimenta), Sinis (OR) (Capo San Marco). Purtroppo i resti fossili di questo animale sono piuttosto frammentari, infatti oltre a sporadici ritrovamenti di denti isolati, l'unico esemplare di cui possediamo parte dello scheletro è quello ritrovato presso Gonnesa alla fine del 1800. Di esso sono stati recuparati alcuni frammenti degli arti, del bacino, alcune vertebre, costole e la mandibola. Parte dei resti è andata dispersa, altri sono finiti in musei esteri ed altri ancora in musei italiani. I calchi di buona parte delle ossa ritrovate a Gonnesa sono oggi esposti nel Museo PAS di Carbonia.
Per saperne di più: http://it.wikipedia.org/wiki/Elefante_nano

lunedì 26 agosto 2019

Scienze della Terra - Pietra di Bismantova


La Pietra di Bismantova è una montagna dell'Appennino reggiano, alta 1041 metri.
È situata nel comune di Castelnovo ne' Monti, paese che sorge alle sue falde, in provincia di Reggio Emilia. Si presenta come uno stretto altopiano dalle pareti scoscese, che si staglia isolato tra le montagne appenniniche.
La zona è classificata come sito di interesse comunitario (codice IT4030008) della Rete Natura 2000, ed è in parte compresa nel territorio del Parco nazionale dell'Appennino Tosco-Emiliano.

La formazione geologica che costituisce e che rende peculiare la Pietra di Bismantova è nota col nome di Formazione di Bismantova; essa possiede una potenza di circa 100 metri ed è composta da un basamento di marne su cui poggia un livello di calcarenite, depositatesi in ambiente marino di piattaforma continentale interna nel Miocene inferiore e medio, fra il Burdigaliano superiore e il Langhiano inferiore. Vi sono contenuti resti fossilizzati come gusci di molluschi, echinidi, briozoi, foraminiferi bentonici e alghe coralline, in particolare specie tipiche di acque temperato-calde.
Dopo l'emersione della catena appenninica, la successiva fessurazione e frammentazione della formazione arenacea, seguita da erosione, hanno lasciato intatta la porzione di lastra visibile attualmente, lunga 1 km, larga 240 metri e alta 300 metri rispetto alla pianura circostante. La sommità della Pietra raggiunge i 1041 metri sul livello del mare.
Molti dei massi che si trovano attorno alla Pietra di Bismantova si sarebbero staccati in epoca recente, attorno al XVII secolo, durante la piccola era glaciale.
Per saperne di più: http://it.wikipedia.org/wiki/Pietra_di_Bismantova

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