lunedì 11 luglio 2016

La geomorfologia degli oceani

L’ambiente oceanico viene fondamentalmente suddiviso in due domini fondamentali: il dominio bentonico, costituito dai fondali e dagli organismi ad essi legati, e quello pelagico composto dalle acque sovrastanti.
Schema delle suddivisioni degli oceani (Ghirardelli, 1981; modif.)

Lungo il profilo del fondale, precedentemente descritto, sono stati identificati diversi ambienti, chiamati piani, in cui le caratteristiche chimiche e fisiche dell’ambiente sono piuttosto costanti, o comunque variano in modo uniforme. Il primo è il piano sopralitorale che comprende le zone che normalmente non sono bagnate dalle acque ma sono raggiunte solo dagli spruzzi delle onde e da maree eccezionali. È un ambiente difficile dove gli organismi a volte subiscono accidentali immersioni e devono tollerare l’accumulo di sale causato dall’evaporazione. Il limite inferiore di questo piano continua con il piano mesolitorale, compreso fra i normali limiti dell’alta e della bassa marea. Qui gli organismi devono sopportare complete immersioni ed emersioni per ben due volte al giorno. In genere in Mediterraneo questo piano è piuttosto ridotto, in quanto la marea spesso non supera i 30 cm di dislivello. Fra le specie meglio adattate ricordiamo i Balanidi che possono chiudersi ermeticamente e conservare una piccola quantità d’acqua fino alla successiva immersione. Più in profondità troviamo il piano infralitorale che si spinge fino a dove penetra sufficiente luce da permettere la vita dei vegetali fotofili, amanti della luce, come ad esempio la Posidonia oceanica, tipica del Mediterraneo. L’estensione di questo piano varia notevolmente in funzione della limpidezza delle acque: in alcuni casi può essere di soli pochi metri, come in certe zone dell’Adriatico settentrionale, ma eccezionalmente può raggiungere i 50-60 m, come avviene intorno ad alcune isole.
 
Questa indubbiamente è la fascia batimetrica maggiormente interessata dalla visita dei subacquei sportivi. Oltre tale profondità troviamo il piano circalitorale che a sua volta termina dove la luce diventa così scarsa da compromettere la vita vegetale. In questa fascia troviamo le alghe sciafile, in grado di sfruttare la poca luce disponibile, e molte forme di vita animale che tendono a prendere il sopravvento su quelle vegetali. Nel regno delle tenebre, comprendente il piano batiale, lungo le scarpate, il piano abissale e quello adale nelle fosse più profonde, assenti in Mediterraneo, troviamo solo forme animali o che comunque non dipendono direttamente dalla luce per la loro sopravvivenza ma in parte dalla "pioggia" di sostanza organica che proviene dalle acque soprastanti e in parte dall’attività chemiosintetica dei microrganismi che vivono su questi fondali. Qui gli esseri viventi assumono aspetti e comportamenti particolari, derivanti dall’adattamento al buio ed alla pressione. Alcuni non possiedono organi visivi, altri invece sono in grado di produrre luce mediante fenomeni di bioluminescenza. È un ambiente ancora in gran parte sconosciuto, nonostante gli ingenti sforzi compiuti da numerosi centri di ricerca in tutto il mondo.
Il dominio pelagico è a sua volta suddiviso in due provincie: quella neritica, sopra alla piattaforma continentale, e quella oceanica, in mare aperto. La colonna d’acqua, con gli organismi che contiene, è solitamente suddivisa in fasce di profondità quali: epipelagica (0-50 m), mesopelagica (50-200 m), infrapelagica (200-600 m), batipelagica (600-2000 m), abissopelagica (2000-7000 m) ed infine adopelagica (nelle fosse oceaniche).

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