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venerdì 29 marzo 2019

Prove Spt e Modulo Edometrico

Una premessa: tutte le formule che seguono sono sperimentali. I valori del modulo edometrico M ottenibili dall'applicazione delle formule sono da ritenersi indicativi nel rispetto della validità e applicabilità delle stesse.
Per saperne di più consultare qualche buon testo di Geologia Applicata
  ( se notate degli errori nelle formule prego chiunque di comunicarmelo) 

Malcev & Menzebach
Validità: Sabbie
 Farrent
Validità: Sabbie
Stroud & Butler
Validità: Argille di media e bassa plasticità

domenica 14 gennaio 2018

Libro: L'indagine geotecnica di sito di Luigi Esposito


Le recenti calamità che hanno colpito il nostro paese - l'alluvione in Liguria e gli eventi sismici dell'Emilia - dimostrano che per difendersi in maniera efficace da questi eventi è necessaria una prevenzione basata su indagini, condotte con cura e volte ad accertare sia le condizioni del sottosuolo sia le caratteristiche delle strutture che poggiano su di esso. Il testo vuole essere uno strumento di rapida consultazione per i progettisti di opere civili e industriali, e descrivere in maniera sufficientemente chiara le caratteristiche dei vari tipi d'indagine, indicando anche i parametri che da essi si possono ricavare.
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domenica 23 luglio 2017

Prelievi di Campioni (Qualità) da Fori di Sondaggio (Tratto da AGI 1977)


Campioni rimaneggiati (gradi di qualità Q.1. – Q.2. – Q.3.): sono i campioni ottenuti con i normali utensili di perforazione o con campionatori in situazioni difficili. Essi devono essere conservati ordinatamente in apposite cassette senza particolari protezioni contro perdite di umidità (Q.1. – Q.2.), oppure in sacchetti o barattoli a tenuta (Q.3.).

Campioni a disturbo limitato o indisturbati (Q.4 – Q.5.); sono i campioni ottenuti con utensili appropriati, scelti in relazione alle esigenze del problema ed alle caratteristiche del terreno.

Per la determinazione delle caratteristiche meccaniche (resistenza, deformabilità, permeabilità) il campione deve avere le dimensioni minime: diametro 100 mm, lunghezza 600 mm. A profondità superiori ai 60 m e/o in terreni particolarmente difficili, che richiedono l’uso di un campionatore a rotazione, il diametro dei campioni può ridursi a 80 mm.

lunedì 12 settembre 2016

Prove Spt e Angolo d'attrito, formule di correlazione

                                       
Una premessa: tutte le formule che seguono sono sperimentali. I valori di angolo di attrito ottenibili dall'applicazione delle formule sono da ritenersi indicativi nel rispetto della validità e applicabilità delle stesse.
Per saperne di più consultare qualche buon testo di Geologia Applicata
( se notate degli errori nelle formule prego chiunque di comunicarmelo)


Japanese National Railway
Valida per sabbie medie grosse e ghiaiose
 Applicabilità: Profondità superiori a 8 m non in falda, se in falda superiori a 15 m

 Road Bridge Specification
Valida per sabbie fini o limose
Applicabilità: Profondità superiore a 8 m non in falda, se in falda superiori a 15 m.

 De Mello
Valida per Sabbie in genere.
Applicabilità: Tranne che per i primi 2 m dal piano campagna.
Sowers (1961)
 Valida per Sabbie in genere.
Applicabilità: Profondità inferiori a 4 m non in falda, se in falda inferiori a 7 m.
Malcev (1964)
Valida per Sabbie in genere.
Applicabilità: Tranne che per i primi 2 m dal piano campagna.
Peck-Hanson & Thornburn
 Valida per Sabbie in genere.
Applicabilità: Profondità inferiori a 5 m non in falda, se in falda inferiori a 8 m.
Owasaki & Iwasaki
Valida per Sabbie da medie a debolmente ghiaiose.
Applicabilità: Profondità superiori a 8 m non in falda, se in falda superiori a 15 m.
Hatanaka & Uchida
 Meyerhof (1965)
Valida per sabbie in genere.
Applicabilità 1.: Profondità inferiori a 5 m non in falda, se in falda inferiori a 8 m.
Applicabilità 2.: Profondità inferiori a 3 m non in falda, se in falda inferiori a 5 m. 

sabato 10 settembre 2016

Programmazione delle Indagini Geognostiche - Contiene File scaricabile


Ogni opera di ingegneria civile interagisce con una parte del sottosuolo, detta volume significativo.
Il comportamento dell’opera dipende, oltre che dai carichi applicati, dalla geometria e dalle proprietà fisico-meccaniche dell’opera e dalle caratteristiche del sottosuolo all’interno del volume significativo.
La geometria e le proprietà fisico meccaniche dell’opera sono generalmente dati del problema,
noti con buona approssimazione e modificabili in fase di progetto. Ad esempio si può variare lo spessore di un solaio, o la classe di un calcestruzzo, o la pendenza dei fianchi di un rilevato. Le caratteristiche del volume significativo di sottosuolo sono invece quasi sempre immodificabili e sono tutte da determinare.
Lo scopo delle indagini in sito è identificare le condizioni stratigrafiche e di falda all’interno del volume significativo di sottosuolo, e di caratterizzare, congiuntamente con le indagini di laboratorio, il comportamento meccanico delle diverse formazioni presenti.
Nella programmazione e interpretazione delle indagini in sito sono di valido aiuto le conoscenze di geologia, ma ancora più importanti, anzi essenziali, sono le conoscenze ingegneristiche dell’opera da realizzare. Infatti la progettazione geotecnica passa attraverso la definizione di un modello geotecnico, ovvero di uno schema semplificato della realtà fisica, che concili quanto più possibile variabilità e complessità naturale con procedure e metodi di calcolo che conducano ad una soluzione quantitativa affidabile, anche se non esatta, del problema ingegneristico.
Tratto da: Dipartimento di Ingegneria Civile – Sezione Geotecnica, Università degli Studi di Firenze
J. Facciorusso, C. Madiai, G. Vannucchi – Dispense di Geotecnica (Rev. Settembre 2006)
Scarica il Capitolo completo


Per quanto riguarda la distanza tra i sondaggi ed il numero di verticali da esplorare, utile può essere lo schema seguente:
Se non sapete quanti sondaggi programmare attenetevi a questa tabella: è un buon inizio, dopo variatela in base alla situazione geologica locale.
Scarica il Capitolo completo



mercoledì 31 agosto 2016

Rumore Sismico

Il rumore sismico è presente in qualsiasi punto della superficie terrestre e consiste per lo più nelle onde prodotte dall'interferenza costruttiva delle onde P ed S negli strati superficiali. Il rumore sismico viene prodotto principalmente dal vento e dalle onde del mare. Anche le industrie e il traffico veicolare producono localmente rumore sismico ma, in genere, solo a frequenze relativamente alte, superiori ad alcuni Hz, che vengono attenuate piuttosto rapidamente.
Nelle zone in cui non è presente alcuna sorgente di rumore locale, in assenza di vento e nel caso in cui il terreno sia roccioso e pianeggiante, lo spettro di rumore sismico è quello mostrato in figura 1, dove la curva blu rappresenta il rumore di fondo 'minimo' di riferimento secondo il servizio geologico statunitense (USGS) mentre la curva verde rappresenta il 'massimo' di tale rumore.
Figura 1. Spettro del rumore sismico (in termini di velocità, componente verticale del moto) minimo e massimo secondo i modelli standard del servizio geologico USA (USGS) (J. Peterson, Observations and modelling of background seismic noise, Open-file report 93-322, USGS, 1993).
L'andamento spettrale di questo rumore sismico di fondo decresce con la frequenza tranne che per due 'picchi' a 0.14 e 0.07 Hz originati probabilmente dalle onde delle tempeste oceaniche. Tali componenti spettrali vengono attenuate molto poco anche dopo tragitti di migliaia di chilometri per effetto di guida d'onda.
A tale andamento generale, che è sempre presente, si sovrappongono gli effetti locali. Questi sono dovuti a sorgenti antropiche e naturali. Ad esempio, se ci si trova in vicinanza di un macchinario che ha una frequenza propria di 7 Hz, questa comparirà nello spettro di rumore come un 'picco'. In questo caso la sorgente di rumore è di tipo attivo.
Molto più interessante è il fatto che il rumore di fondo agisce da funzione di eccitazione per le risonanze specifiche sia degli edifici che del sottosuolo, un po' come una luce bianca che illumina gli oggetti, eccitando le lunghezze d'onda del loro stesso colore. Ad esempio, se ci si trova all'interno di un edificio con frequenze di risonanza a 6 e 100 Hz, il rumore di fondo ecciterà queste frequenze, rendendole chiaramente visibili nello spettro di rumore. Allo stesso modo compariranno anche le frequenze di risonanza del sottosuolo.
Ad esempio, se il sottosuolo su cui lo strumento è posto ha una stratificazione con frequenze proprie a 0.8 Hz e 20 Hz, queste frequenze appariranno nello spettro come in figura 2.

Figura 2. Esempio di rapporti spettrali e spettri del moto del suolo rilevati in un sito.

Una cosa analoga avviene durante un terremoto, che si può immaginare come un episodio di rumore fortissimo, con ampiezze sino a 10 elevato a 10 volte maggiori del rumore di fondo. In questo caso, se la frequenza di risonanza del suolo e quella dell'edificio che si trova su di esso sono uguali, viene indotta un'oscillazione risonante accoppiata, detta amplificazione sismica, che accresce enormemente le sollecitazioni sull'edificio.
L'amplificazione sismica è la prima causa dei danni agli edifici durante un terremoto, molto più della grandezza stessa del terremoto. Un esempio notevole di amplificazione sismica si è avuto in anni recenti, il 19 settembre 1985, quando un terremoto "medio" (M=6.6) colpì il Messico Centrale producendo danni modesti vicino all'epicentro, ma provocando il crollo di 400 palazzi a Città del Messico, distante 240 km dall'epicentro. Analisi successive hanno mostrato come Città del Messico sia costruita su di un bacino sedimentario la cui frequenza, circa 1 Hz, è identica a quella dei palazzi di 10 piani che risultarono essere i più danneggiati dal terremoto. Allo stesso modo, il terremoto calabro-messinese del 28 dicembre 1908 (M=7.2) distrusse il 95% delle case di Messina ma lasciò praticamente intatte tutte quelle costruite su roccia e quindi non soggette a amplificazione sismica.
Alla luce di quanto esposto, l'utilizzo del rumore di fondo come funzione di eccitazione per identificare in maniera passiva, non intrusiva, rapida e poco costosa, le frequenze di risonanza degli edifici e del sottosuolo, soprattutto attraverso lo studio dei contenuti spettrali, sta rapidamente diventando molto popolare.
 

martedì 12 luglio 2016

Prova SPT - Prova penetrometrica standard - Contiene Video

Da Wikipedia, l'enciclopedia libera.
La prova penetrometrica standard o prova penetrometrica dinamica (SPT dall'inglese Standard Penetration Test) è un tipo di indagine geotecnica per ricavare e studiare le caratteristiche di un terreno. Questa prova consiste nel far penetrare nel terreno un campionatore standardizzato (campionatore Raymond) sotto i colpi di un maglio con peso di 63,5 kg e da un'altezza di 76 cm.

 
Il maglio, battendo a caduta libera sulle aste standard che prolungano il campionatore, infigge l'attrezzo nel terreno. Le misure vengono effettuate per tre avanzamenti consecutivi di 15 cm ciascuno, contando il numero di colpi necessari (Nspt) per ogni avanzamento. La resistenza alla penetrazione del terreno è caratterizzata dalla somma del numero di colpi per il secondo e terzo avanzamento, cioè N=N2+N3. La prova viene eseguita al fondo di un foro di sondaggio (possibilmente alterando il meno possibile il terreno), scavato in precedenza alla profondità desiderata.

I vantaggi sono:
  • è eseguibile nel corso di un normale sondaggio senza spese eccessive;
  • si può eseguire su qualsiasi tipo di terreno, tuttalpiù cambiando il campionatore cilindrico cavo con una punta conica per materiale grossolano;
  • consente una sicura interpretazione del risultato;
  • è molto diffusa quindi si dispone di molta bibliografia.
Gli svantaggi sono:
  • la prova è discontinua e puntuale;
  • i risultati possono essere correlati solo empiricamente con i parametri geotecnici, perché non simula il comportamento del terreno nel campo delle sollecitazioni statiche;
  • i risultati possono essere molto influenzati dal tipo di attrezzature e dalle modalità esecutive.
Il D.M. del 14.01.2008 ai fini della definizione dell'azione sismica di progetto prende in considerazione anche la prova SPT (per terreni a grana grossa) per la individuazione delle seguenti categorie di sottosuolo:
  • B - rocce tenere e depositi di terreni a grana grossa molto addensati o terreni a grana fine molto consistenti - Nspt,30 > 50
  • C - depositi di terreni a grana grossa mediamente addensati o terreni a grana fine mediamente consistenti - Nspt,30 > 15 ma < 50
  • D - depositi di terreni a grana grossa scarsamente addensati o terreni a grana fine scarsamente consistenti - Nspt,30 < 15.
Dove Nspt,30 è definita come resistenza penetrometica dinamica equivalente e il pedice 30 sta ad indicare che la prova deve interessare tutti gli strati compresi nei primi 30 m di profondità.
Nel caso di fondazioni superficiali (quali plinti, travi rovesce, platee) tale profondità è riferita al piano d'imposta della fondazione, mentre per fondazioni su pali è riferita alla testa dei pali stessi.

Links per le formule di correlazione:

Prove Spt e Angolo d'attrito

lunedì 4 luglio 2016

Definizioni di: Bedrock, Bedrock sismico, Litostratigrafia, Log litostratigrafici

Tratto da: Protezione Civile


Bedrock: Roccia compatta, rigida, non alterata, in affioramento o alla base di rocce/terreni meno rigidi o di sedimenti sciolti. Termine usato comunemente dai geologi per riferirsi a qualsiasi roccia/terreno diagenizzata/consolidato che non ha subito i processi meteorici di alterazione e degrado o deformazioni tettoniche pervasive.

Bedrock sismico: Sequenza litostratigrafica caratterizzata da una velocità delle onde di taglio Vs maggiore o uguale a 800 m/s.

Litostratigrafia: Descrizione di una successione geometrica di rocce, nella quale si distinguono degli intervalli differenti tra loro solo per la natura delle rocce che li formano, a prescindere dalla presenza di associazioni fossilifere (base della biostratigrafia) o dall’età delle rocce (base della cronostratigrafia).

Log litostratigrafici: Descrizione della successione geometrica delle rocce in profondità, distinte sulla base della loro natura – alluvioni, depositi lacustri, depositi vulcanici, calcari, ecc. – , a prescindere dalla presenza di associazioni fossilifere, base della biostratigrafia, o dall’età delle rocce, base della cronostratigrafia.

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