martedì 17 giugno 2014

Prove sulle Terre


1. PROVE SULLE TERRE
Possono essere eseguite in laboratorio o in situ, su campioni indisturbati o rimaneggiati. per determinare le caratteristiche generali o studiare il comportamento dei materiali in esame. Le prove più delicate sono quelle riportate al punto 1.4, che danno utili indicazioni al progettista per decidere il tipo e il dimensionamento delle fondazioni da adottare. Si ricorda a questo proposito che per la progettazione, l'esecuzione ed il collaudo delle opere di fondazione e delle opere di sostegno, è in vigore il decreto ministeriale attuativo della legge 5/11/71 n. 1086.

1.1 Prove di identificazione e classificazione
Trattasi di prove, eseguibili sia su campioni indisturbati che disturbati, per la determinazione di alcuni parametri intrinseci delle terre. Le prove di classificazione, che comprendono l'analisi granulometrica con setacci e la determinazione dei limiti (liquido e plastico) di Atterberg, permettono di classificare il materiale secondo la normativa UNI 10006.

1.1.1 Analisi granulometrica con setacci
Viene eseguita sottoponendo il materiale ad un accurato prelavaggio sul setaccio n. 200 (0.074 mm di apertura delle maglie), per asportare tutta la frazione limo-argillosa, recuperando il trattenuto a detto setaccio e sottoponendolo a vagliatura per determinarne la distribuzione granulometrica e quindi il passante in percentuale a ciascun setaccio. Il quantitativo di materiale, occorrente per la formazione del provino, varia a seconda della dimensione massima degli elementi presenti (da un massimo di 10 Kg per le ghiaie ad un minimo di 400 g per terreni limo-argillosi). Viene eseguita secondo la normativa contenuta nel bollettino CNR n. 23 del 14.12.1971 (ASTM D421 - D2217).

1.1.2 Limiti di Atterberg
Servono per valutare le caratteristiche di plasticità di un terreno. Il limite liquido è definito come il contenuto di umidità che separa lo stato liquido dallo stato plastico; analogamente il limite plastico separa lo stato plastico dallo stato semisolido di un terreno. La differenza numerica tra questi due limiti è chiamata indice plastico. I limiti di Atterberg vengono determinati su un quantitativo di 100-200 g di materiale passante al setaccio 0,425 UNI seguendo la norma CNR-UNI 10014 (ASTM D4318-84).

1.1.3 Classificazione
Con i risultati delle prove di cui ai punti 1.1.1 e 1.1.2, grazie ad opportuni diagrammi 1 - 2, il materiale può essere classificato secondo la norma UNI 10006 (ASTM D3282). Viene indicato un gruppo di appartenenza che varia da A-1 ad A-7 (man mano che peggiorano le caratteristiche tecniche del materiale in esame, vedi la tabella), un eventuale sottogruppo ed infine un indice di gruppo che varia da 0 per i materiali aridi a 20 per quelli di più elevata plasticità. Altri tipi di classificazione possono essere adottati su richiesta del Committente.

1.1.4 Peso specifico
Per le terre viene abitualmente determinato il peso specifico reale con il metodo del picnometro, secondo la normativa ASTM D854. Il provino costituito da 50-100 g di materiale passante al setaccio 0.2 UNI. viene ottenuto per riduzione da un campione di peso variabile a seconda della dimensione massima degli elementi presenti (da un massimo di 2000 ad un minimo di 200 g).

1.1.5 Analisi granulometrica per sedimentazione
Qualora la frazione limo argillosa sia molto elevata, la consueta analisi con setacci, pur valida per la classificazione, è scarsamente significativa. Si ricorre allora all'analisi per sedimentazione per conoscere i contenuti percentuali di sabbia, limo e argilla. La prova è basata sulla diversa velocità di sedimentazione dei granuli di dimensioni diverse in seno ad una apposita soluzione deflocculante. Il quantitativo di materiale rimasto in sospensione viene rilevato, ad intervalli di tempo crescenti. mediante letture con un densimetro. La prova viene eseguita secondo la nonna ASTM D422.

1.1.6 Equivalente in sabbia
È una prova molto rapida. eseguibile anche in cantiere, che permette di caratterizzare convenzionalmente la presenza della frazione limo-argillosa di una terra. Un quantitativo normalizzato del materiale in esame viene versato in una soluzione flocculante e, dopo opportuna agitazione, lasciato sedimentare per 20 minuti. Il rapporto, espresso in percentuale, fra l'altezza del materiale depositato sul fondo della provetta e l'altezza del materiale ancora in sospensione è chiamato "equivalente in sabbia". La prova viene spesso eseguita per una valutazione grossolana della quantità e della qualità del finissimo presente in un inerte per calcestruzzi. La norma di riferimento è contenuta nel Bollettino CNR n° 27 del 30 marzo 1972.
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