giovedì 6 agosto 2015

ACQUA SU MARTE? LE IMMAGINI INEDITE DI CURIOSITY

Nell'immagine gli slumping alla scala dell’affioramento. Essi si estendono al massimo per un metro o poco più. Le foto sono state scattate nella primavera marziana il 7 Agosto 2014, probabilmente tarda mattinata – inizio pomeriggio osservando le ombre. Nel giorno degli scatti la temperatura al suolo è oscillata tra 18° C (Tmax) e -87°C (Tmin), mentre la pressione era di circa 752 Pa.
Al di fuori del cratere Gale, la geologia di Marte, vecchia di miliardi di anni, ci narra di morfologie legate all’acqua su buona parte del pianeta. Sulla sua superficie è infatti possibile osservare calotte polari, delta, canali, rocce evaporitiche, ghiacciai, ecc. Tuttavia, oggi l’acqua liquida non è mai stata osservata scorrere sul pianeta rosso, anche perché i parametri fisici attuali non ne permetterebbero la stabilità a lungo. L’atmosfera del pianeta, infatti, è troppo rarefatta e prevalentemente composta da anidride carbonica (95%). Inoltre, al suolo la pressione è di circa 7.5 mmbar, 100 volte inferiore a quella terrestre. In poche parole, in generale l’acqua su Marte dovrebbe evaporare istantaneamente. Ma in alcune condizioni (ossia in alcune fasce latitudinali, durante certe stagioni dell’anno e in brevi momenti del giorno) può avvenire l'eccezione, e permettere al prezioso fluido di scorrere per brevi tratti e periodi, soprattutto se ricca in sali come sembra essere. E se ciò accade, deve per forza lasciare qualche traccia. Diciamo subito che di prove certe non ne abbiamo, ma gli indizi che vi proponiamo sono a dir poco interessanti. Il primo (immagine in alto) è stato rilevato dalle numerose fotocamere sul satellite che hanno ripreso, in tempi successivi, la formazione di piccoli canali lungo le pareti di alcuni crateri ubicati alle medio-basse latitudini (fascia tropicale/equatoriale). La loro morfologia ricorda quella dei “gullies”, che sulla Terra sono canali che si formano lungo i versanti montuosi a causa dell’azione erosiva dell’acqua piovana. Su Marte, la spiegazione deriverebbe dal ghiaccio contenuto nel sottosuolo (permafrost) il quale, se esposto al Sole durante la stagione calda per un periodo sufficientemente lungo, si scioglie scorrendo quindi per gravità verso il fondo del cratere. Il secondo possibile indizio, invece, ci arriva proprio da Curiosity. In una delle sue tante escursioni nel cratere il rover ha infatti ripreso delle morfologie molto particolari, che ricordano quelle legate all’acqua. Esse emergono dalle fratture della roccia e si accumulano verso il fondo con una forma lobata. Il loro colore è più scuro del contesto, e in alcuni casi è possibile osservare anche una debole incisione lineare, simile ad un canaletto. Sebbene ci sia ancora molta incertezza a riguardo e altre spiegazioni siano possibili, tutti questi elementi suggeriscono che si tratti di piccole frane bagnate (in geologia note come “slumping”). Riguardo il loro meccanismo di formazione, un’ipotesi verosimile è che l’acqua derivi dallo scioglimento della brina (quindi del ghiaccio) che si accumula per condensa all’interno delle aperture della roccia. Durante il ciclo giorno/notte, esso fonderebbe, dando origine a dei deboli rivoli d’acqua che scorrendo sulla sabbia la trascinano verso il basso. Successivamente, la parte umida evaporerebbe, lasciando una patina d’incrostazione chiara come deposito.


Credit: Dr. Luca Guallini - Geologo Planetario presso l'Università di Berna
Credit immagini: NASA/JPL/University of Arizona.

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